Vanessa Gravina fa splendere «Le serve»

Tornano finalmente sul palcoscenico Le serve, che insieme a Sorveglianza speciale rappresentano l'ingresso, insieme trionfale e al tempo stesso maledetto di Genet nel teatro europeo. Con la grande differenza che i carcerati considerano la prigione il paradiso e la società esterna l'inferno. Mentre l'eccellente servaschiava di Anna Bonaiuto e la magnifica serva delirante di Manuela Mandracchia sono le officianti di un rito perverso. Le due donne infatti sognano di uccidere la Madame di una splen- dida Vanessa Gravina, la signora che le ha assunte e che appare in scena circonfusa di una luce lunare come una madonna.

Nella felice messinscena del regista Giovanni Anfuso queste «Serve» sono una delle edizioni più belle degli ultimi anni anche per merito dell'esaltante bricabrac carico di orpelli dello scenografo Alessandro Chiti. A conti fatti soltanto oggi, a settant'anni di distanza dalla prima edizione parigina, siamo in grado di percepire i veleni di un testo esemplare come questo. Dato che non si tratta di una polemica antiborghese viziata dal credo marxista, che tanti registi sbagliando hanno concepito come un testo in odore di Brecht. Mentre, invece, per un autore sulfureo come Genet, che fa tabula rasa di qualsiasi condizionamento, la tragedia nasce dal fatto che nessuna società riesce a comporsi in un assetto degno di questo nome. Strepitoso successo di pubblico.

LE SERVE - Milano, Piccolo Teatro Grassi