Il «Vangelo» di Pasolini? Il miglior film su Gesù (ora...)

Da «fedele al racconto ma non all'ispirazione del Vangelo» (Osservatore romano, 1964) a «forse la migliore opera su Gesù nella storia del cinema» (Osservatore romano, 2014). Oggi il quotidiano della Santa Sede celebra Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, presentato il 4 settembre 1964 alla Mostra del cinema di Venezia, ove vinse il Leone d'Argento e il premio OCIC (Office Catholique International du Cinéma). Nell'articolo, il critico Emilio Ranzato sottolinea il realismo del film, «più religioso che laico», in cui confluiscono «tutti gli elementi della tormentata e per molti versi contraddittoria ideologia» del regista. Pasolini conferisce «un vigore nuovo al Verbo cristiano, che in questo contesto appare ancora più attuale, concreto, rivoluzionario. Viceversa, il regista per il resto rispetta la pagina evangelica alla lettera e non arretra affatto neanche di fronte al racconto dei miracoli, che mette anzi in scena con l'ispirazione degna di un credente». La pellicola, alla sua uscita, fu attaccata duramente sia dalla sinistra ortodossa sia dalla parte conservatrice del mondo cattolico. Per i marxisti, Pasolini si rivelava ideologicamente ambiguo. Per i cattolici, al di là dei meriti artistici, il regista metteva l'accento solo sul Gesù «rivoluzionario», un uomo capace di parlare alle masse sotto-proletarie, per così dire, della Palestina. Molti comunque elogiarono il film, al quale veniva riconosciuto il merito (tutto politico-culturale, e poco artistico, se vogliamo) di essere un contributo interessante al dialogo tra cattolici e progressisti, tra l'altro in piena epoca conciliare. L'Osservatore, come già ricordato, dedicò al film un articolo complessivamente positivo. Ma il giudizio (infedele «all'ispirazione del Vangelo») sembrava collocare la pellicola nell'area «laica» più che in quella «religiosa».
Ora, a cinquant'anni di distanza, questa posizione viene riveduta e corretta. Siamo in epoca pre-conciliare e ancora non lo sappiamo?