Verteramo, la performer che vola tra corpo e inconscio La creativa torinese è un po' madame Abramovic un po' Fura dels Baus

Per campare, Roberta Verteramo, fa la restauratrice di arte contemporanea specializzata in plastiche e materiali affini. Vive e lavora a Torino, ama Valencia, ed è cittadina del mondo, poiché il linguaggio della performance a cui si dedica non ha confini. Ieri, in occasione del Salone del Libro di Torino, ha presentato un lavoro (a cura di Clarart) dal titolo L'anima e la memoria nella storica piazza Carignano proprio di fronte alla statua di Vincenzo Gioberti. Entrata in scena, Roberta, con una mano aperta lungo il lato del corpo e l'altra chiusa come volesse custodire qualcosa di prezioso, ha camminato con metodica lentezza sopra alcune piastrelle di argilla, posizionate fino a comporre una lunga fila. Le lamine si sono spezzate sotto il peso del corpo, gracchiando sonore nell'amplificazione di un microfono. Quindi l'artista è rimasta immobile, prima che il pubblico venisse chiamato a ricostruire consapevolmente il percorso a ritroso, diventando parte integrante dell'opera. Il senso? Racconta Roberta: «La vita è un paesaggio di fogli su cui scrivere la nostra storia. Questo paesaggio è la sequenza di incontri, di duri colpi, conquiste, felicità e parole raccolte lungo la strada. La vita ci obbliga a interpellare il nostro corpo e ci chiede di risvegliare la consapevolezza dell'anima. In questa consapevolezza, nel suo risveglio, diveniamo capaci di costruire il tempio della cura dei luoghi e delle persone». Un po' guru alla Marina Abramovic, un po' designer dalla verve ironica (vedere per credere www.verteramo.it), un po' danzatrice seguace della Fura dels Baus, la Verteramo sonda le possibilità che il corpo dà all'inconscio, ovvero le regole a cui l'inconscio sottopone il corpo con un approccio etico che molti sé-dicenti artisti hanno dimenticato.