Welser-Möst rovina «La fanciulla del West»

In attesa della prossima Fanciulla del West alla Scala, si segnala il ritorno in dvd del fascinoso western di Puccini a Vienna, nel centenario della prima esecuzione alla Staatsoper. La stupenda partitura di Puccini, amata da grandi direttori (De Sabata e Marinuzzi, Mehta e Maazel) e che il formidabile direttore d'orchestra greco Dimitri Mitropoulos diresse senza cantanti per dimostrare l'unicità del suo «strumentale», non tollera però la mediocrità di uno solo dei suoi elementi portanti. Veniamo con ordine. Il regista (scenografo e light-designer) Marco Arturo Marelli trasloca l'azione nel West contemporaneo, rispettando la drammaturgia prevista da Puccini (salvo la mongolfiera arcobaleno su cui si allontanano gli amanti nel malinconico happy end). Nina Stemme (salopette di jeans e capelli color ciliegia a parte) ha gran resistenza per sostenere la non comune pesantezza della tessitura di Minnie, oggetto del desiderio di tutti i minatori; e Jonas Kaufmann con il suo carisma scenico-vocale è un fanciullo del West ideale per far innamorare la ragazza del campo. Potente vocalmente, ma squarquoio, il baritono Tomas Konieczny, che nulla ha del sarcasmo cinico e amaro dello sceriffo biscazziere. La nota dolente viene dal direttore d'orchestra, Franz Welser-Möst, il quale pure dispone di un'orchestra d'opera fra le migliori del mondo. Egli smorza, appiattisce, livella una partitura straordinaria, senza slanci, senza cambi di passo drammatici, squadrato ritmicamente, atono nei coloriti. Più che nel West siamo nella terra (interpretativa) di nessuno.