Spie, politici e impiegati statali ecco chi mente per professione

Dai truffatori ai bugiardi per gioco: due libri svelano il mondo delle menzogne e i trucchi per smascherarle

Il ventaglio davanti al viso, la mano destra accenna un movimento quasi impercettibile: «Seguimi». Il segreto è fra la dama e il suo corteggiatore, il ventaglio è il loro codice. Un vezzo ma, anche, un linguaggio più immediato e riservato. Perché un segreto è da condividere. Fra pochi. La cortigiana e l’amante, il loro gioco degli specchi: un mondo a parte, in cui ognuno ha il suo ruolo. Un mondo in cui il linguaggio è cifrato, il gesto è calcolato, il segno non è mai casuale.
I segreti si sussurrano, come le bugie: che, proprio per questo, a volte si urlano a squarciagola. Segreto è anche sinonimo di potere: e non importa che sia «grande o piccolo, bianco o nerissimo», perché è «la moneta valida per chi ama fare mercato di quel che sa». È l’idea che muove Il libro dei segreti, un volume appena pubblicato in Italia dalle edizioni Isbn, e che fa coppia con Il libro delle bugie (entrambi in libreria, al costo di 16 euro ciascuno). Nel secolo in cui la privacy è qualcosa di cui si parla, ma di cui è impossibile godere davvero, e in cui le informazioni sono un flusso continuo, i segreti sopravvivono, miracolosamente, e le bugie sono il pane quotidiano: vizio e scudo, offesa e difesa.
E smascherare qualche segreto non è un’impresa ideologica: non è solo l’ingrediente della bibita più venduta la mondo, non è solo il metodo dell’agenzia di spionaggio. È anche un modo per «corrompersi un pochino», per scoprire qualche bugiardo avventuroso, o con il senso dell’umorismo. Come la signora Ann Marrow che, nel ’700, intuì che vivere in Inghilterra sarebbe stato molto più piacevole per un uomo. Così, grazie ad abiti e trucco maschili, si trovò non una, ma tre mogli. E le derubò tutte. Ann Marrow non l’ha scampata: nel 1777 è finita alla gogna, a Charing Cross, dove è stata accecata a entrambi gli occhi a causa dei sassi lanciati dalla folla (soprattutto donne). Non poteva più vedere: come gli altri non avevano visto lei. I bugiardi fanno così paura, che c’è chi è specializzato a scovarli: nella classifica dei più arguti, funzionari di polizia, psichiatri forensi e investigatori privati, agenti dell’Fbi e funzionari della dogana. Abituati a sospettare, e a cercare segnali. Ma non funziona sempre. Il miglior segugio di bugie sarebbe chi soffre dell’afasia di Wernicke, una malattia che rende incapaci di comprendere correttamente una lingua. Uno studio, pubblicato su Nature, ha scoperto che il 73% degli afasici si accorge immediatamente se l’interlocutore mente: perché, anziché concentrarsi sulle parole, legge il volto e il non detto, il malcelato che, nonostante tutto, trapela.
Esistono bugiardi creativi, cioè truffatori di professione: come l’uomo che, all’inizio del Novecento, riuscì a convincere un noto marchio di diamanti che lui era in grado di ricavare le pietre preziose dal carbone. Il fascino dell’alchimista e della sua pietra filosofale, nonostante i fallimenti (e i soldi sprecati) del passato, funzionò anche allora. Ed esistono professioni truffaldine per natura, tanto da poter stilare una classifica. Sul podio finiscono agenti segreti, politici e impiegati statali. seguiti da medici, avvocati, criminali (solo sesti). I venditori sono decimi, dopo truffatori, imbroglioni e maghi.
Il segreto è in una piccola debolezza (John Wayne e il suo stuntman nascosto, Chuck Robertson), o nell’architettura: palazzi labirintici, ingressi occulti, sotterranei, tunnel per sfuggire ai nemici. O la galleria che sussurra: una leggenda che accomuna la cattedrale di St. Paul a Londra e la Grand Central Station di New York. Una cupola ricoperta di mattonelle, poggiata su quattro pilastri: il sussurro di chi si trova a un angolo può essere sentito distintamente da chi si trova nel punto diametralmente opposto. Il posto ideale per rivelare un segreto.