Spielberg vinse le Guerre Stellari con una scommessa

Il regista svela: Lucas puntò una quota degli introiti di «Star Wars», sicuro che avrebbe incassato meno del mio «Incontri ravvicinati»

da Milano

A sentire i maniaci veri delle scommesse, quelli che «Odissea 2001 non può neanche pulire le scarpe a Febbre da cavallo», il gusto della puntata è il motore dell’era moderna, la scintilla di ogni umano progresso. E giù a citare il conte di Derby che fa correre i suoi cavalli nel 1870 e in un colpo solo crea l’ippica e il duello Roma-Lazio o Milan-Inter; il viaggio di George Francis Train che ispira la scommessa letteraria di Phileas Fogg nel Giro del mondo in 80 giorni e quella di Mary Shelley col marito e Byron che partorisce Frankenstein; la sfida tra John Lennon ed Elton John che avrebbe fatto nascere il brano Whatever gets you through the night.
E c’è da giurare che l’aneddoto svelato da Steven Spielberg entrerà da subito tra gli argomenti preferiti a sostegno di questa tesi: una scommessa miliardaria tra il regista meno amato di Hollywood e un altro outsider di lusso come George Lucas, il padre di Guerre Stellari. La scommessa nasce trent’anni fa: Lucas ha appena finito di girare il primo episodio della più riuscita saga di fantascienza della storia del cinema. Ma, nemmeno avesse appena finito di girare una delle ultime pellicole di Nanni Moretti, si sente sicuro di aver toppato, di aver tradito i suoi intenti. Insomma, sente l’acre odore di un flop. «George - racconta perfido “l’amico” Spielberg - era sull’orlo di un esaurimento nervoso non appena finito di girare Guerre Stellari. Gli sembrava che il risultato finale non avesse coinciso affatto con il suo progetto iniziale. Credeva di aver fatto un film per ragazzini». Non immaginava affatto che i ragazzini sarebbero stati milioni, in tutto il mondo. E tantomeno che altri milioni di adulti presto avrebbero cominciato ad augurarsi «che la forza sia con te», sognando di trafiggere il capufficio con la spada laser.
«Venne in Alabama, dove stavo girando Incontri ravvicinati del terzo tipo - prosegue il regista -. Mi raggiunse su questo set immenso e rimase con me per un paio di giorni». Immaginate uno impegnatissimo a dirigere una mega-troupe che si deve sorbire tutto il giorno l’amico depresso che si lamenta di quanto è brutto il proprio film: «Oh mio Dio, il tuo film avrà molto più successo di Star Wars. Sarà il trionfo più grande di sempre - piagnucola Lucas peggio dell’insopportabile Jar-Jar Bings di Episode I -. Facciamo uno scambio: io ti do il 2,5 per cento degli incassi di Star Wars se tu mi dai il 2,5 per cento degli incassi di Incontri ravvicinati». Se non è stato un eccezionale intuito, è certo che Spielberg ha accettato la proposta di Lucas per levarselo dalle scatole. E ora eccolo lì a pavoneggiarsi di aver avuto la vista lunga. «Credo di aver vinto la scommessa - conclude il regista ebreo -. Incontri ravvicinati ha fatto un bel po’ di soldi e ha salvato la Columbia dal fallimento. È stato l’incasso più grande che avessi mai realizzato, ma poi tutto è finito lì. Star Wars, invece, è diventato un fenomeno e sono stato ben contento di aver stretto quel patto, perché ne sto vedendo i frutti a tutt’oggi». Se si tiene conto della svalutazione, il film di Lucas è il secondo per incassi nella storia del cinema, avendo staccato biglietti per 570 milioni di euro. Di cui oltre 14 milioni dovrebbero essere finiti in tasca a Spielberg.
«Il vero gusto della scommessa - dice Alberto Foà, giornalista, grande esperto di cavalli - non è nella posta in palio, ma nella sfida». Vallo a dire a George Lucas... Che la forza sia con lui.