La splendida Venere di Cirene che torna in Libia dopo 95 anni

La Venere di Cirene, che torna in Libia dopo 95 anni, è una magnifica
scultura marmorea acefala rappresentante Afrodite, copia romana di età
adrianea di un originale ellenistico, risalente forse al IV secolo,
della scuola di Prassitele

La Venere di Cirene, che torna in Libia dopo 95 anni, è una magnifica scultura marmorea acefala rappresentante Afrodite, copia romana di età adrianea di un originale ellenistico, risalente forse al IV secolo, della scuola di Prassitele. Lo splendido marmo di questa Venere Anadiomene fu rinvenuto nel 1913, durante il conflitto tra Italia e Turchia, in territorio libico e precisamente a Cirene, conosciuta anche come l'Atene d'Africa. La città fu infatti fondata dai greci intorno al 630 a.C. e passata in seguito sotto l'influenza di altre culture per diventare nel 96 a.C. capoluogo di una provincia dell'Impero Romano. E' in quel periodo che la città, anche per la posizione sul mare, conosce il suo momento di massimo splendore, diventando uno snodo commerciale di prima importanza per il traffico di merci fra Europa e Africa. Tra le principali vestigia, oltre alla grande necropoli con numerosi sepolcri, i tempietti di Ecate e dei Dioscuri, il ben conservato impianto idrico romano, figurano l'acropoli greca e i templi di Zeus e Apollo. Proprio qui la missione archeologica italiana, nel 1913, riportava alla luce la scultura acefala di Venere Anadiomene, copia romana di splendida fattura di un capolavoro di Prassitele andato perduto. Trafugato e trasportato in Italia, il marmo è stato esposto a Roma, nell'Aula Ottagona dell'ex-Planetario, da dove è stato rimosso solo nel 2002 per un accurato intervento di restauro e quindi parcheggiato in un deposito del Museo delle Terme di Diocleziano in attesa di essere rimpatriato dopo il decreto del ministro dei Beni-attività culturali Giuliano Urbani, che stabiliva il passaggio della proprietà della statua marmorea acefala dal demanio al patrimonio dello stato in vista appunto del ritorno in Libia. Una restituzione di cui si parlava già dal 1989, quando la stampa riferiva di una precisa richiesta da parte libica al ministero degli Affari esteri di allora, Gianni De Michelis, cui aveva fatto subito eco l'opposizione di Italia Nostra alla riconsegna. Nel 2002 arriva il decreto del ministro Urbani, seguito dall'annuncio del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, durante una visita di stato in Libia nell'ottobre di quell'anno, dell'imminente rientro in Libia della statua. Nuova opposizione di Italia Nostra che, con un ricorso al Tar contesta anche la formula del prestito a lungo termine, adottata dal Governo e dal ministero dei Beni culturali. La risposta definitiva è di questi mesi. Ad aprile il Tar e a luglio il Consiglio di Stato con le loro sentenze scrivono la parola fine alla lunga vicenda.