Sporcarsi le mani con la vita

Gesù Cristo nacque in un buco. Sul luogo della sua nascita l'imperatore Costantino fece erigere una basilica, che poi fu distrutta dai samaritani e, in seguito, riedificata da Giustiniano - che provvide anche a sterminare i samaritani. I musulmani la risparmiarono perché recava l'immagine dei re Magi, nei quali si riconobbero (con un ragionamento, diciamo, un po' leghista).
Questa basilica è stata teatro, nella storia, di numerose lotte, i cui segni permangono, ben visibili, sia dentro che fuori. Nel 1852 Cavour inviò un contingente nella guerra di Crimea, scoppiata in seguito al furto della stella d'argento che segna, nella grotta (alla quale si accede, chinandosi un po', da dietro l'altare), il punto esatto della nascita di Gesù. Al centro della stella c'è un buco. Potete andare a vederla, è lì.
Un anno dopo questi fatti la grotta di Betlemme fu divisa dall'amministratore turco tra ortodossi (ai quali rimase anche la basilica) e cattolici: ai primi toccò il luogo della nascita, ai secondi la mangiatoia dove il Signore fu deposto. La frequentazione del luogo sacro fu concessa alle due confessioni a ore diverse durante il giorno. Ai francescani fu interdetto l'accesso alla basilica, per cui dovettero aprire un nuovo ingresso alla grotta. Nessun religioso cattolico potrebbe mettere piede nella basilica (poi magari qualche eccezione si fa), e anche Giovanni Paolo II fu tollerato a fatica: dovette camminare lungo la navata laterale, appoggiato al bastone, solo, e gli fu impedito avvicinarsi all'altare maggiore.
La basilica fu affidata ai greco-ortodossi ma posta sotto la giurisdizione islamica - dal 1853 c'è all'ingresso un poliziotto arabo che controlla i documenti di chi entra. Lo stesso provvedimento - universalmente noto come lo Status Quo - consegnò a una famiglia musulmana anche le chiavi del Santo Sepolcro, a Gerusalemme. Nella basilica di Betlemme si rifugiarono, nel 2000, i ribelli dell'intifada.
Mettere piede in questo luogo è un'esperienza sconvolgente per chiunque, di qualunque credo o di nessun credo, basta che sia un uomo. Qui non c'è niente di bello: c'è solo una fenditura profonda, il segno di un immenso colpo di scure piantato nelle radici stesse della Storia. In nessun luogo al mondo potete comprendere meglio di qui il senso drammatico, se non tragico, della parola «storia».
Gesù nacque in questo luogo (non discutiamo se fu proprio qui o qualche metro più in là) dove, a poche decine di metri, corre il muro, alto dagli otto ai dodici metri, che separa Israele dallo Stato palestinese. Betlemme è in Palestina, e per arrivarci da Betlemme è necessario sottoporsi al fastidio del check-point, con un ragazzino armato che sale sul pullman a controllare.
Sono tutti ragazzini, qui. Vecchi ce n'è pochi, mentre gli uomini di mezza età sono quasi tutti morti. Bambini, da una parte e dall'altra. Nati nella guerra da genitori spesso nati a loro volta nella guerra. Gente a cui non è stata insegnata la semplicità. Qui dentro, dentro questa tragedia, che era una tragedia già allora, nacque, in un buco, Gesù Cristo. In questa tenebra, dentro questa tenebra penetrò questo raggio di luce - di una luce riconoscibile, e dunque una luce fisica, reale, piantata anche lei dentro la storia, non meno delle brutture che la circondavano.
Se andate da quelle parti, infilateci la mano, in quei buchi: sono proprio buchi. Anche quello in cui fu piantata la croce era un buco scavato in uno sperone roccioso. Fu veramente quello? Io credo di sì, ma comunque anche se fu un altro - simile - la prassi era comunque quella: Gesù seguì l'iter previsto.
Guardo e riguardo senza posa - è qui, appeso davanti a me - il manifesto raffigurante la Natività di Gesù di Giotto, tratta dal ciclo della Cappella degli Scrovegni. È un bel bambino buono, tutto fasciato, che guarda la sua mamma con occhi fiduciosi e pacati, mentre Maria allunga le mani per prenderlo in braccio, e il suo sguardo è tutto teso verso di lui. Sa che quel bimbo è un mistero, ma al tempo stesso lo accoglie esattamente come ogni mamma accoglie il suo bambino.
Nessuna rappresentazione di Dio è paragonabile a una Maternità come questa. Dio si identifica col più normale, col più umanamente normale dei gesti: una mamma che prende in braccio il suo bambino appena nato. In effetti, il cristianesimo non chiede all'uomo nessuno sconvolgimento interiore (a quelli, se mai, ci pensa Lui) ma solo un po' di buona volontà, un po' di semplice accoglienza, quella che si dovrebbe dare naturalmente a ciò che è bello.
«...e pace in terra agli uomini di buona volontà» diceva una vecchia traduzione. Mi dicono che è una traduzione sbagliata, e a me dispiace molto, perché era come un'iniezione di insperata speranza. Un po' di buona volontà possono avercela veramente tutti, anche chi è cattivo, anche chi è poco amabile.
In questi giorni tutti noi abbiamo pensato parecchio alla vicenda di Piergiorgio Welby, e alla vita che non si è più sentito di continuare ad accogliere. Adesso è vicino a Dio e lontano da chi ha strumentalizzato il suo dolore. Ma ci sono altri, nella stessa condizione di Welby, che continuano a voler vivere. Come Cesare Scoccimarro, che non è cristiano (ma questo è solo un dettaglio, Cristo non è venuto per i cristiani) e accoglie la vita, tutta la vita, anche gli screzi con la moglie, con una buona volontà che è il più grande augurio per noi tutti. Dentro il suo buco, continua a vivere, e lo fa anche per noi. Dio è nato in un buco nella terra. Bisogna accogliere la terra, la concretezza della vita, per amare Gesù. Bisogna sapersi sporcare, perché l'astrazione è a due passi, e invoca continuamente le sue vittime.
Buon Natale.