Nonno Tiralongo, il trionfo del gregario che fa piangere Aru

Fabio emozionato: "Più contento di quando vinco io...". E il compagno si spara il tappo dello spumante nell'occhio

San Giorgio del Sannio - È per tutti voi. Paolo Tiralongo, felice come un ragazzino, lo fa capire chiaramente con la forza dei gesti. Non bisogna avere studiato prossemica per comprendere quello che vuole dire il siciliano di Avola nel momento in cui taglia il traguardo della nona tappa del Giro in perfetta solitudine. Un dito ad indicare il petto, poi la mano che rotea ad indicare da sinistra a destra tutte le persone che ha davanti: io ve la dedico, è tutta vostra.

È tutta sua questa vittoria. Tutta di Paolo Tiralongo, che ieri pomeriggio ha ottenuto il terzo successo al Giro della carriera e se è incredulo per questa vittoria «giunta inaspettata» lo è ancora di più quando gli piomba in piena diretta Rai Fabio Aru, il suo giovane compagno di squadra e di stanza, che lo abbraccia e scoppia a piangere, proprio come se avesse vinto lui.

È una storia bella e commovente, quella tra Tiralongo e Aru. Un storia tra un uomo di 37 anni, che ha trascorso la sua vita da gregario ad aiutare gli altri e un ragazzo di soli 24 anni che studia per diventare campione. Uno siciliano trapiantato nella bergamasca e l'altro un sardo che ha fatto altrettanto. Da anni, fin da quando Fabio era dilettante, si allenano assieme. Da quando è professionista dividono durante le corse anche le camere d'albergo. Un rapporto umano così sincero e così profondo che fa venire un groppo alla gola. Con il giovane capitano in lacrime per la vittoria del suo gregario nonno, un capitano talmente contento da arrivare a dire «Sono più contento di quando vinco io»...

«Le vittorie sono tutte belle: ma questa è stata inaspettata. E la dedico in particolare alle persone del Sud Italia», dice il siciliano. Ma dopo le dediche passa alle previsioni: «Seguo Fabio da quando era dilettante e tuttora nella preparazione. Ci aiutiamo a vicenda. Lui è un grande corridore, diventerà un grande campione», dice il siciliano che dopo la premiazione è costretto a medicarsi con una borsa di ghiaccio, per via del tappo dello spumante che gli è finito sull'occhio. «Non sono pratico nei festeggiamenti...»

Occhio per occhio, ghiaccio per due: per Tiralongo ma anche per Contador. Il siciliano fa a pugni con lo spumante mentre lo spagnolo rimedia una botta in faccia da una telecamera. «A Fabio - racconta Alberto - ho detto che era importante attaccare Uran». Insomma, tra i due perfetta intesa per portare via 46" al colombiano. Lo spagnolo è meno sorridente quando gli chiedono di commentare lo sprint finale di Aru, che gli ha rosicchiato un secondo. «Era meglio non perderlo. Ma spero che questo Giro non si decida per un secondo». Oggi il Giro riposa.