Addio all'Albiceleste. Ma l'Argentina don't cry for Messi

L'annuncio di Leo dopo il rigore sbagliato Il Paese: "Maradona non ci avrebbe lasciato"

Lionel Messi domenica notte ha fallito un rigore nella finale di coppa America contro il Cile, quella del Centenario. E l'Argentina ha perso. Una mazzata tremenda, e qualcosa d'invisibile s'è rotto: "È finita, mi ritiro dalla Nazionale. Questa è la quarta finale che perdo, evidentemente non fa per me. Purtroppo ci ho provato in tutti i modi, vincere questa coppa era la cosa che desideravo di più ma non ci sono riuscito". In fondo è una persona educata, tradotto significa: magari sono io che porto sfiga. Però l'albiceleste non si lascia per un errore dagli undici metri. Jorge Omar Carrascosa lo fece con la fascia al braccio alla vigilia del mundial del generale Videla, aveva saputo che era già tutto combinato e non si sarebbe mai divertito a giocare con gli amici torturati a poche centinaia di metri dal Monumental. Aveva 29 anni come Leo, ma il suo non è mai stato percepito come un abbandono. Il 29 giugno 1986, Diego Armando Maradona giustiziava la Germania al mondiale messicano, trent'anni dopo l'erede designato lascia la stessa fascia in un cestino dello spogliatoio del MetLife Stadium de East Rutherford. E questo agli argentini non è piaciuto: "Maradona non ci avrebbe mai lasciato". Neppure dopo il rigore sbagliato contro la Jugoslavia in una notte poco magica di Italia '90.

Ha pianto Lionel, e il battito delle sue ciglia ha scatenato un uragano mondiale. La sede dell'Afa, la federazione argentina, è stata evacuata per un allarme bomba e nel giorno nero del calcio platense, Sergio Aguero ha detto che in tanti stanno pensando di seguire Leo nella sua decisione, Javier Mascherano, Gonzalo Higuain, ma anche Biglia, Banega e Lavezzi, una rivoluzione, via il ct Gerardo Martino. Arriva Diego Simeone ?

I tifosi argentini adesso sono senza una bandiera e la cercano. Tutto per un rigore sbagliato. Non tutti i palloni finiscono in rete, qualcuno sceglie la libertà, a Messi ne è capitato uno così. Sembrava ci fosse un buco nella rete, nessuno sa dire con precisione dove sia finito quel pallone, introvabile. Hanno sbagliato in tanti dagli undici metri, Zico e Platini nell'86 in Messico, il brasiliano durante i novanta minuti e il francese nella stessa partita finita ai rigori. Le Roi nei giorni seguenti pesava qualche chilo in meno dovuto a stress. Decisivo quello di Roberto Baggio nella finale di Usa '94 contro il Brasile, palla in cielo, ci costruirono sopra intere sceneggiature su quel destro che sibila quattro o cinque metri sopra la testa di Taffarel. E pochi giorni fa, contro l'Austria, ha sbagliato anche Ronaldo, il tipo che gli contende da anni il Pallone d'Oro. Qualche volta l'hanno dato anche al portoghese per rompere la monotonia di una cerimonia dove l'unica suspense era la giacca che Lionel Messi avrebbe indossato durante la premiazione. Una più orribile dell'altra.

Forse è tutta colpa del suo sarto o di quel buco nella rete, ma Leo non avrebbe dovuto lasciarsi battere anche dallo sconforto, i rigori si sbagliano tanto poi se ne ritirano altri, le occasioni non mancano. Le dimissioni si danno ma se poi le ritiri sei solo un bamboccio. Questo Leo dovrebbe cercare di evitarlo, adesso a Baires lo accusano di non aver mai pensato veramente all'Argentina, e dicono anche che lo avevano capito da tempo, troppo legato al Barcellona: "Se fosse esistita la nazionale catalana avrebbe giocato con loro".

Qualcuno è disperato, su twitter sono partiti subito gli hashtag #nonandareviaLeo. Ma Messi non è Cristiano Ronaldo, o Zlatan Ibrahimovic, parla poco, si esprime a gesti e occhiate, abituato a farsi ubbidire con un cenno. Leo è più dentro che fuori, mai visto fare capriole o trenini dopo un gol. Si è sentito tradito da quel pallone a cui ha dedicato la vita, non ha capito che aveva solo caricato troppo il sinistro. Non era il momento di calciare quel rigore e poi neppure quello di prendere decisioni.