Addio a Santin, mister della Cavese che espugnò San Siro

Se n'è andato il tecnico che nel 1982-83 sfiorò la serie A con gli aquilotti campani. Allenò, con poca fortuna, anche il Napoli di Dirceu e Rudy Krol

C’è un’immagine che è rimasta per anni nel cassetto dei ricordi e che, negli ultimi tempi, è diventata un piccola icona del calcio di una volta. È l’immagine del tabellone di San Siro che riflette un piccolo miracolo di provincia: Milan-Cavese 1-2. Artefice di quel miracolo fu Pietro Santin, allenatore dei campani che nella notte è scomparso, prostrato da una malattia, all’età di ottantaquattro anni.

La carriera di Santin, sia da calciatore (fu ala sinistra tra gli anni ’50 e ’60) che da allenatore, s’è svolta quasi tutta in Campania. Ma è stato a Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, che ha colto le maggiori soddisfazioni sportive e professionali.

Nel 1980 sale al timone della squadra, ne diventa allenatore e i successi non tardano ad arrivare perché gli basta un anno per centrare lo storico obiettivo della B. Gli aquilotti campani raggiungono la cadetteria e ci rimarranno per molto tempo. Il Milan, invece, viene da anni bui. Iniziava la gestione Farina, i rossoneri precipitano nella polvere degli scandali e delle retrocessioni, il timore di un fallimento imminente è dietro l’angolo.

Nel campionato 1982-83, la serie B è un campionato pieno di squadroni. Il Milan si affida a Ilario Castagner che costruisce una squadra sui giovani, gente allora come Franco Baresi, Mauro Tassotti a cui unisce l’esperienza internazionale di calciatori come lo “squalo” Joe Jordan, ex punta del Leeds United, il "Maledetto United" secondo il Brian Clough raccontato in quella pietra miliare della letteratura sportiva da David Peace. C’è la Lazio di Bruno Giordano e Lionello Manfredonia. Insomma, pare un campionato già scritto.

Invece la piccola e caparbia Cavese finisce il girone d’andata centrando un clamoroso terzo posto, all’epoca l’ultimo utile per il gran salto in Serie A, proprio alle spalle di biancocelesti e rossoneri. Ci era riuscita imponendosi subito come sorpresa, proprio a San Siro, dove erano arrivati al seguito degli ospiti quasi 7mila tifosi.

Il 7 novembre del 1982, dopo sette minuti di gioco, è proprio lo squalo rossonero Jordan a regalare l’illusione milanista, con il vantaggio rossonero. Replica Costante Tivelli, vecchio marpione della cadetteria, che pareggia i conti fino a che, al decimo della ripresa, Peppino Pavone (che poi da direttore sportivo con Zeman, sarà tra gli artefici del miracolo Foggia dei primi anni ’90) indovina il cross per la testa di Di Michele che espugnerà San Siro.

La grande soddisfazione di aver battuto a domicilio il Milan resterà l’unica, per i tifosi della Cavese, insieme all’amaro in bocca per la promozione scappata sul filo di lana, a tre punti dalla terza che fu il Catania (in condominio con Como e Cremonese battute agli spareggi).

Quel campionato consentì a Pietro Santin il grande salto, l’occasione di una vita: fu ingaggiato per la panchina del Napoli di Krol e Dirceu in serie A. Una squadra ambiziosissima che sulla carta prometteva (e sperava) sfracelli, con l’eterno Luciano Castellini tra i pali e l’ex Imperatore della Curva Ovest di Catanzaro Massimo Palanca (quello dal sinistro fatato e coi baffoni a manubrio, che faceva gol direttamente da calcio d’angolo) in attacco.

Fatale, a Santin, gli sarà proprio una milanese, l’Inter. Alla quinta di ritorno, Evaristo Beccalossi prima e un’autorete di Moreno Ferrario, al San Paolo, faranno maturare l’ultima sconfitta del suo Napoli. Tre giorni dopo, il 22 febbraio, arrivò il benservito da Corrado Ferlaino. Lo sostituì in panca Rino Marchesi, un’istituzione del pallone di quegli anni, e gli azzurri chiusero dodicesimi. L'anno dopo, a Napoli, arriverà Diego Armando Maradona. Lui, invece, dopo Bologna, se ne tornò ad allenare in provincia. Catanzaro, Lecce, Catania e poi il ritorno a Cava. L’ultima panchina a Latina, nel 2006.