Adesso la fragile Roma cerca un Porto sicuro

Dopo la batosta nel derby i giallorossi vogliono compattarsi. Ma coi portoghesi è l'ultimo appello

Roma Punto e a capo. Ripartendo da una certezza: Di Francesco. La Roma vuole voltare pagina dopo l'umiliante derby perso sabato sera (in tutta la storia i giallorossi in campionato avevano perso solo una volta con tre gol di scarto, mai con di più), ma vuole farlo a mente lucida. Non si cercano capri espiatori, solo soluzioni. Per questo Eusebio Di Francesco non è in dubbio. Non lo è ora, e non lo sarà nemmeno in caso di sconfitta (ed eliminazione) a Oporto nel ritorno degli ottavi di Champions League. Sabato, al termine del derby, i dirigenti della Roma sono rimasti per quasi due ore chiusi dentro un ufficio adiacente allo spogliatoio dell'Olimpico. È stato coinvolto, ovviamente per telefono, anche il presidente Pallotta, oltre al vice presidente Baldissoni, l'amministratore delegato Fienga, il direttore sportivo Monchi, i suoi collaboratori Massara e Balzaretti, e Francesco Totti. Si è discusso anche di un ritiro anticipato in vista della trasferta portoghese ma l'ipotesi è stata scartata di comune accordo con Di Francesco. Ieri la squadra si è quindi allenata a Trigoria e oggi farà altrettanto, come se nulla fosse.

La squadra ha bisogno di tranquillità e la società non ha intenzione di aumentare la pressione con decisioni forti. Preoccupano però le condizioni di Manolas e Under (non si sono allenati nemmeno ieri). Specie l'assenza del greco ha evidenziato lacune importanti in difesa. Di Francesco, durante il mercato invernale, aveva chiesto un rinforzo nel reparto arretrato. I giallorossi dipendono troppo dal proprio leader difensivo. Fazio, in questa stagione, non sta riuscendo a confermarsi sui livelli del passato e Di Francesco non ripone molta fiducia in Juan Jesus, non a caso mai utilizzato in campionato nel 2019 prima del derby. La Roma sta però mostrando anche poca personalità: Kolarov, perennemente contestato dalla Curva Sud, fatica a esser leader, De Rossi (a 35 anni alle prese con qualche acciacco e a un fisiologico calo fisico) quasi mai viene impiegato per 90 minuti, Dzeko in attacco troppo spesso è isolato. Ecco quindi che la squadra si sta aggrappando alle fiammate di Zaniolo, sempre fra i migliori, ma troppo giovane per essere decisivo con continuità a certi livelli, specie se, come successo nel derby, viene ingabbiato dagli avversari. La Roma di fatto è immatura, inesperta, quasi superficiale (pochissimi i punti conquistati con le ultime della classe).

Di Francesco sabato dopo il derby lo ha confermato: «L'aspetto mentale in questa stagione ci sta condizionando troppo, commettiamo sempre gli stessi errori. Dobbiamo obbligatoriamente migliorare in tal senso». De Rossi, da capitano, chiede alla squadra di reagire subito: «Con la Lazio è arrivata una sconfitta dopo due prestazioni negative con Frosinone e Bologna. Quelli erano campanelli d'allarme. Anche l'anno scorso abbiamo vissuto dei momenti delicati ma ci siamo sempre rialzati, ora la gara col Porto può cambiarci la testa».

La Roma ha effettivamente bisogno di reagire, di crescere, perché non centrare l'obiettivo Champions League costringerebbe il club a fare cassa e vendere qualche pezzo pregiato. Per questo la società, nonostante il derby perso in malo modo, ha deciso di non punire la squadra. La Roma metta un punto e vada a capo. Ripartendo dalle certezze create in questi anni.