Allegri-Inzaghi, pace imposta ma la panchina resta bollente

Il Milan non ha gradito la sceneggiatura: i due convocati da Galliani e costretti a chiudere il litigio davanti alla tv

Costretti alla pace pubblica e televisiva. Allegri e Inzaghi hanno deposto la rispettiva ascia di guerra e giurato, dinanzi alle telecamere di Milan channel, reciproca lealtà. «Vogliamo tutti il bene del Milan» hanno ripetuto in una inquadratura simbolica: parlavano nella sala delle coppe, sotto il tesoro del club berlusconiano, esposto in bella vista. Costretti alla pace o meglio ancora all'armistizio dalla società, hanno anche provato a ridimensionare l'accaduto. «Si è trattato di un fraintendimento, è durato un minuto e non ci sono stati insulti» i due attori del duello rusticano di mercoledì al centro sportivo Vismara, hanno così messo la faccia dopo aver provato una fuga tattica e una smentita riparatrice. Addirittura i due si sono scambiati delle carinerie. «Filippo ha tutte le caratteristiche per fare un'ottima carriera da allenatore» il pronostico del livornese. «L'ho scritto e lo ripeto: in questo momento bisgnerebbe dare una mano al Milan anzichè scrivere cose che non sono successe» l'ardita chiosa di Pippo.

Allora per ristabilire l'ordine effettivo degli avvenimenti, ecco qui di seguito la conclusione. Il litigio c'è stato ed è stato bello piccante, i ragazzi degli Allievi hanno assistito ammutoliti dallo scambio di rasoiate. E tutto è cominciato con il tentativo di fuga di Pippo Inzaghi che ha provato a non salutare Allegri. Nel chiarimento di ieri mattina, avvenuto tra i due, poi aperto a Galliani, all'ufficio stampa e alla telecamera di Milan channel, anche il dirigente ha tenuto a ribadire la necessità di rispettare il bon ton e l'educazione classica: quando arriva al Vismara l'allenatore in prima del Milan, non si può “scansarlo“ anche se ci sono fondati e meno fondati motiivi personali per evitare la stretta di mano. Che è invece avvenuta, falsa come una banconota da trecento euro, dinanzi alla tv di casa. Intendiamoci: anche Allegri ha le sue responsabilità. In ore così delicate, ha il dovere di tenere al guinzaglio i nervi e anche la voglia di chiarimenti da cortile per non esporre la propria panchina e il Milan al pubblico ludibrio. Di fatto il litigio tra Allegri e Inzaghi ha oscurato, sulle prime pagine dei giornali, i risultati dell'Europa league.

Il Milan, naturalmente, non ha gradito. Non c'era bisogno di una grana diplomatica del genere in una settimana scandita dagli stenti della squadra, dalle voci e dai boatos sulla precarietà di Allegri. Ma Galliani, che non ha mai smesso di sorvegliare dalla sua scrivania la vita del club e dei suoi tesserati, ha pensato subito a chiudere il caso antipatico, almeno in pubblico, per sottrarre al clima incendiario che c'è attorno a Milanello, un pericoloso focolaio polemico. Sul tema, smentita dal suo portavoce, l'irritazione attribuita a Barbara Berlusconi, decisa a rimanere estranea a questa vicenda dall'inizio sino alla conclusione della vertenza. La convocazione di Allegri e Inzaghi è avvenuta di primo mattino negli uffici di via Turati: dapprima il colloquio a porte chiuse, quindi la ricostruzione “addomesticata“, «non è successo nulla, c'è stato uno scambio di opinioni, ma senza offese», e infine la stretta di mano con sorriso di circostanza. Galliani non si è fermato all'iniziativa diplomatica. Si è infilato in auto ed è tornato a Milanello per il sercondo giorno consecutivo: è il segno del “maltempo“ sul collegio rossonero la presenza quotidiana del suo vicepresidente vicario. Si è preoccupato di parlare con lo staff medico (per Bonera trattavasi di piccolo infortunio muscolare e non di crampo da affaticamento), si è informato sulla condizione degli altri infortunati (Robinho e Pato in particolare, chè Montolivo è destinato a rientrare a Udine), ha provato a confortare i milanisti centrati dalla depressione collettiva.

A Udine sembra di assistere per la seconda volta consecutiva allo stesso scenario: il Milan è dinanzi a un bivio. O si rialza ancora, dopo le due delusioni domestiche, oppure la crisi diventa cupa e il destino di Allegri in qualche modo segnato. L'anno scorso, con Ibrahimovic squalificato, nel finale Maxi Lopez e El Shaarawy capovolsero il risultato e anche l'inerzia della classifica. «Ci preoccupiamo più del dovuto» la diagnosi minimalista di Allegri convinto a ritoccare il sistema di gioco (spazio al 4-2-3-1 ).