Armani si cuce lo scudetto Ed è beffa bis per Trento

Per l'Olimpia è il terzo tricolore in cinque anni Alle Aquile sfugge di nuovo all'ultimo e in casa

La gloria e il 28° scudetto all'Emporio Armani, l'onore a Trento che con i suoi corsari ha combattuto come poteva, dove volevano gli altri, si è difesa alla grande ma in gara sei, quella decisiva ha dovuto arrendersi battuta nettamente 71-96. Come l'anno scorso chi ha di più va a prendere le uova d'oro nel nido delle Aquile. Venezia un anno fa, Milano ieri. Goudelock, 21 punti, vince il suo primo titolo in Europa dopo aver girato tanto e forse se ne dovrà pure andare.

Per Milano festa da giardini di Versailles, nella recita decisiva quasi nessuno ha sbagliato la parte: bene i centri, eccellente la colonia baltica, Kuzminskas (15) in testa, Gudaitis padrone del cielo (14, 9 rimbalzi), Bertans dell'aria. Un abbraccio vero per il Cinciarini capitano che così dimentica le amarezze reggiane. Con lui in regia Milano ha svoltato. Onore e gloria per il primo scudetto italiano al dottor Micov, il cervello dell'azienda più ricca che chiude senza fare sconti.

L'Emporio Armani mette il vestito di luce per andarsi a prendere in vale quello che ha capitalizzato nella sua pianura dorata al Forum. Vince la logica più del cuore, vince la superiorità fisica di una squadra che può concedersi tanti lussi, di fare anche i capricci, di giocare come il gatto col topo e ieri sera, in gara sei ha trovato un'avversaria sfinita, depressa dal finale di gara cinque, bruciata nei nervi, senza vere reazioni e con le mani di piombo.

Milano inizia come avrebbe dovuto fare sempre nella terra cestistica dove è padrona di riserve che altri si sognano. Toreare le Aquile diventa facile, un colpo al becco, una tagliole per gli artigli. Fuga per la vittoria senza sentire la nemicoa: 2-10. Per l'Emporio dei pigri una segnale che si può andare in salita senza mani. Errore. Shields deve ancora dimenticare le sue lacrime dopo la partitona al Forum e quel 5° fallo ingenuo. Si scatena lui, controparziale di 7-0, soprasso sul 15-12 sempre grazie al Shavon delle meraviglie. È l'ultima luce che si vede mentre sta per arrivare la slavina, anche se il primo quarto non è poi così male per Trento: 20-25.

Chi ha occhio, chi non è ipocrita però legge nelle facce dei giocatori di Buscaglia. Non ne hanno più dopo 10' e Milano, invece, è tutta geometria analitica, pazienza, usa tanto il solito tiro da 3, ma trova anche luce a rimbalzo, sa cambiare marcia e tutti danno una mano, la differenza la vedi bene perché Pianigiani usa Abbass come guastatore, e lo fa bene, dall'altra parte l'allenatore di Trento si trova con Gomes ad 1 punto, Silins a 0, la cantina vuota, il personale che non ha più energia mentre i picadores di Milano fanno male e gli espada sono tremendi: 3 punti in poco meno di 7'. Milano vola Arriva al +19 con 3'03 da giocare nel secondo quarto. Milano ha segnato 8 tiri da 3 su 17, Trento 1 su 8: sembrano sentenze per il 28º scudetto.

La regina balbettante però ama farsi riconoscere e allora nel terzo quarto si lamenta di tutto e gioca peggio così Trento rimedia un po', ma sembra tardi e poi vanno tutti su di falli mentre Pianigiani ritrova il Kuzminskas che lo ha fatto rinunciare a N'Baye.

Più dieci al terzo intervallo, Milano torna ad essere prepotente, come avrebbe dovuto per natura, struttura, mentalità, Trento trova qualche tiro da 3, ma ormai è tardi anche perché è la notte di Kuzminskas e Bertans, con Guidaitis e Tarzewski veri padroni del castello. Triste vedere arrivare oggetti in campo, triste vedere le facce stravolte di una grande squadra come è stata Trento a cui va l'onore delle armi, anche se chi è padrone del gioco, del titolo e del giocattolo ha fatto un po' fatica ad inchinarsi davanti a chi ha dato tutto pur avendo così poco come talento e uomini.