Da Cesare a Fabio, la dura vita dell'emigrante

Come è dura la vita degli emigrati (italiani) del pallone. Insolentiti. Isolati o accerchiati. Mai una gioia. Dalla Russia all'Inghilterra, passando per la Turchia e la Grecia. Mosca ha ricoperto d'oro Fabio Capello ma dopo gli ultimi deludenti risultati adesso pretende spiegazioni. I mondiali in casa del 2018 non si possono sbagliare. Convocato dal presidente della Commissione sport ed educazione fisica Ananskikh, Capello ieri non si è visto alla Duma di stato. Molto più grave di un'assenza ingiustificata, un vero e proprio affronto all'orgoglio patriottico. «L'intero paese ha il diritto di sentire cosa ha da dire il commissario tecnico. Ma a lui noi non interessiamo. In queste situazioni di solito gli allenatori si dimettono», ha tuonato l'ultranazionalista Zhirinovsky.

Decisamente più sguaiati, ben oltre l'insolenza, i giudizi piovuti addosso a Massimo Cellino dopo l'ennesimo esonero. Se a Cagliari la sua compulsiva impazienza verso i tecnici gli era valsa la bonaria nomea di “mangia-allenatori”, Oltremanica i toni sono più severi. C'è chi lo ha definito «un pagliaccio», chi «una disgrazia», chi lo invita caldamente ad andarsene, e chi lo considera un «lunatico egomaniaco». Sabato Cellino ha cambiato il terzo allenatore dall'inizio della stagione, il quarto dal suo sbarco a Leeds lo scorso maggio. In carica per soli 32 giorni, Darko Milanic ha pagato caro la sconfitta casalinga contro il Wolverhampton. «Cellino è un pagliaccio, con lui il Leeds non andrà da nessuna parte», ha scritto il Daily Mail, ricordando come abbia acquistato il club solo grazie all'abilità del suo legale. Ma Cellino non se ne cura, e rincara: «C'era gente che mi invitava a tenere Darko un'altra settimana. Ma non potevamo più aspettare». A rassicurare gli sconcertati tifosi del Leeds ci ha pensato così il figlio del presidentissimo, Edoardo: «Abbiate fiducia. E poi a Cagliari un anno ha cambiato sette allenatori, non è il suo record». Sottinteso: la panchina del Leeds continuerà a traballare, a prescindere.

Come quella del Galatasaray dove siede, sempre più precario, Cesare Prandelli. Dal fallimento mondiale alle figuracce turche. In cinque giorni il suo Gala ha preso 8 gol, senza segnarne uno solo. La squadra è con lui, ma non la dirigenza che ha già scelto il successore, l'ex Brescia Hagi. Identica sventura per il suo ex pupillo, Mario Balotelli, scaricato dal Liverpool. Tutt'altro affetto per Gennaro Gattuso a Creta, ma di fronte alla disastrata situazione economica del club aveva deciso di lasciare la panchina dell'Ofi. Ieri a furor di popolo ha ritirato le dimissioni. Tutti con Ringhio. «Mai visto una cosa del genere nella mia carriera», ha ringraziato l'ex Milan.