Ciclismo, morto a 83 anni "l'eterno secondo" Raymond Poulidor

Dopo Felice Gimondi, se ne va un'altra leggenda del ciclismo. Si è spento nella notte, a 83 anni, Raymond "Pou-pou" Poulidor, protagonista di un'epica rivalità con Jacques Anquetil. 8 podi al Tour, vinse una Milano-Sanremo e una Vuelta

Un 2019 da dimenticare per gli appassionati di ciclismo. Dopo Felice Gimondi, addio anche a Raymond Poulidor, soprannominato "Pou-Pou" e "l'eterno secondo" per i suoi numerosi piazzamenti al Tour de France. Storico rivale di Jacques Anquetil e tra i corridori più forti nel periodo compreso tra gli anni Sessanta e Settanta, Poulidor si è spento nella notte a Saint Leonard de Noblat, il piccolo comune del Limousin dove risiedeva. Aveva 83 anni. Amatissimo dal pubblico transalpino, in carriera ha vinto una Vuelta a España, una Milano-Sanremo e una Freccia-Vallone. La notizia della sua scomparsa è stata diffusa dal giornale L'Equipe, che ha titolato in prima pagina "C'était la Poupoularité". Centinaia i messaggi di cordoglio da tutto il mondo.

"L'eterno secondo"

Non bisogna vincere tutto per avere l'amore e il rispetto dei tifosi. Ne sa qualcosa Raymond Poulidor, un campione che nel suo destino non aveva scritta la parola vittoria. Classe 1936, professionista tra il 1960 e il 1977, cominciò a correre quando in gruppo c'era ancora Louison Bobet e smise di farlo quando un giovane Bernard Hinault, futuro vincitore di cinque Tour de France, aveva già conquistato Gand-Wevelgem e soprattutto Liegi-Bastogne-Liegi. Poulidor era un atleta completo, bravo anche a cronometro. Ma non abbastanza per insidiare Jacques Anquetil, come Hinault a segno in cinque edizioni della Grande Boucle. "Pou-Pou", tenero nomignolo con cui lo chiamavano i francesi, innamorati del suo coraggio e della sua sfortuna, non solo non è mai riuscito a imporsi sulle strade di casa sua, almeno nella corsa a tappe regina. Ma non ha indossato neppure una volta la maglia gialla, simbolo - anche temporaneo - del primato al Tour. Una maledizione che gli ha impedito di entrare nel palmarés della Grande Boucle dalla porta principale, ma in compenso gli ha fatto guadagnare il rispetto e l'ammirazione degli appassionati di ciclismo francesi e non solo.

Otto. Un numero che in presenza di Poulidor non andava mai pronunciato. Perché gli ricordava gli otto podi collezionati in carriera al Tour, dietro ad Anquetil e al "cannibale" Eddy Merckx. Un destino simile, per certi versi, a quello di Gimondi, che tante volte si era dovuto inchinare all'impressionante superiorità del campione belga. Felice, però, di corse ne aveva vinte tante. Anche una Grande Boucle, nell'edizione 1965. Un dono, un pacco regalo che il povero "Pou-Pou" non ha mai avuto il piacere di scartare. Un anno prima del successo di Gimondi, nel 1964, Poulidor ci era andato vicinissimo, ma alla fine si era dovuto arrendere ad Anquetil sulle micidiali rampe del Puy de Dôme. Arrendendosi, alla fine, per soli 55 secondi. Ma il curriculum di "Pou-Pou" non è solo un elenco di brucianti sconfitte, ma una sfilza impressionante di vittorie prestigiose: Vuelta a España (1964), Milano-Sanremo (1961) e Freccia-Vallone (1963), oltre a due edizioni della Parigi-Nizza (1972 e 1973) e altrettante del giro del Delfinato (1966 e 1969). Anche sette tappe al Tour e il titolo di campione francese. Un titolo che nessuno gli potrà mai togliere. Buon viaggio, "Pou-Pou".