Tavecchio scivola sulle banane

Ieri il presidente in pectore è incorso anche nella prima gaffe sugli extracomunitari e le banane, con velocissima rettifica

Altro che rinnovamento. È il ritardo clamoroso, il male antico del calcio italiano. Il ritardo anche un po' cialtrone nello scoprire che il naufragio della Nazionale al recente mondiale (al netto dei clamorosi sfondoni commessi dal ct) è lo specchio del declino, tecnico prim'ancora che economico, del campionato. Seguito dal ritardo persino ridicolo nello sbattere il muso contro uno statuto che assegna al presidente della lega dilettanti, in forza del suo peso elettorale, un comodissimo vantaggio rispetto all'altro concorrente (in questo caso Demetrio Albertini). È questo il vero tema di fondo dietro la prossima elezione (l'11 agosto) ormai scontata al soglio calcistico di via Allegri di Carlo Tavecchio, ferocemente impallinato da giornali, tv, sotto sotto anche dal presidente del Coni Malagò, non per il suo programma, esposto solo ieri, ma per la sua carta d'identità e per la sua carriera calcistica. Un presidente in pectore che ieri è incorso anche nella prima gaffe sugli extracomunitari e le banane, con velocissima rettifica.

In questi ultimi anni perché nessuna delle riforme adesso sventolate da più parti (drastica riduzione dell'area professionistica la più citata, formazione di seconde squadre e accademie) è stata mai iscritta all'ordine del giorno se non addirittura tentata? Dalle primarie ci scampi qualche esponente di buona volontà: è l'unica farsa di cui il calcio italiano non ha bisogno.

Il dibattito provocato dal crac brasiliano e dalle dimissioni di Abete, ha avuto il merito di far emergere qualche proposta interessante ma è dalle regole che bisognerà ripartire per rimettere in moto le migliori energie del settore e provare a cambiare davvero passo. Albertini, che è stato silenzioso alleato di Abete, commetterebbe un grave errore se si ritirasse dalla corsa: ha perso nettamente ma deve essere capace di fare opposizione intelligente e di tenere vivo l'interesse per il cambiamento se vuole onorare la sua luminosa carriera da regista di Milan e Barcellona. Può dare un contributo anche nella scelta del ct, prima verifica del nuovo corso. «Dev'essere una scelta ragionata» l'ultima banale definizione di Tavecchio. È da fine giugno che ci stanno pensando. Speriamo solo che il ragionamento avvenga con le persone competenti. Nel prossimo Cf non sono poi così tante.

Commenti
Ritratto di mauriziogiuntoli

mauriziogiuntoli

Sab, 26/07/2014 - 20:05

L'uguaglianza , reale o presunta, è una brutta bestia. Finché nella FIGC una società, cito la Juve, avrà lo stesso peso de Vattelappesca non se ne esce. Le due realtà sono diverse, interessi diversi, finalità diverse. Però hanno gli stessi dirigenti federali, almeno i sommi, le stesse regole e, talvolta, gli stessi stadi. Finchè FIFA, UEFA e le molteplici FIGC non riconosceranno soltanto le leghe professionisti come interlocutori e ne organizzeranno gli eventi, non si va da nessuna parte. La faccenda sarà anche democratica, molto. Ma è anche molto ridicola. Il timido fair play annuncicchiato dalla UEFA fa ridere i polli. Le grandi spendono e spandono, le banche gli vanno dietro e chissenefrega. La Lega guarda e tace la FIGC guarda e tace.Ha ben altro a cui pensare ed è da lì che vengono voti, adesioni e politici. Amen.