La confessione di Fabio Fognini: "Sono pronto per la top ten, ma a volte anche io odio il tennis"

Dagli inizi sulla terra rossa di Arma di Taggia ai due tornei Atp vinti. Il tennista ligure, numero 16 al mondo, parla del futuro, dei suoi cambiamenti e dei suoi errori

Ribelle, spavaldo, arrogante. Ma anche autocritico, timido e disponibile. Fabio Fognini affetta la critica come il suo backspin affetta la pallina. O lo ami o lo detesti. Le vie di mezzo sono out. Il talento è indiscutibile e i risultati (con i due tornei Atp di fila vinti sulla terra rossa, prima a Stoccarda e poi ad Amburgo) sono sotto gli occhi di tutti. Eppure, nonostante il ranking mondiale lo collochi alla sedicesima posizione, il ragazzo ligure è come se fosse sospeso sul filo della critica, pronta a spingerlo nel vuoto al primo passo falso. Sarà che ci ha abituato a prestazioni altalenanti, a match al cardiopalma, a proteste plateali e a giocate imprevedibili, ma è come se Fognini fosse sempre in debito di considerazione. D'altronde lui lo ha sempre detto: ”Non posso piacere a tutti, ma chi mi conosce davvero sa come sono”.

Claudio Pistolesi una volta ha detto: “Chi non conosce Fognini, a primo impatto avrebbe voglia di strozzarlo”. Ti senti un po' un ribelle?
"Non lo nego, ma è vero anche che non mi sono mai tirato indietro, alcune volte ho sbagliato e ho ammesso che alcuni miei atteggiamenti erano sbagliati, ma è tutto frutto della frustrazione, di qualcosa che vorrei fare in campo ma che non riesco a fare, e a volte lo manifesto in una maniera sbagliata, sto cercando di migliorare e so che dipende solo da me, però, prendetemi per come sono“.
Oggi siamo qui alle finali del torneo organizzato da Kia Motors, tra le cui tappe c'è stata anche Arma di Taggia, gli stessi campi in terra battuta dove tu a quattro anni hai iniziato a giocare. Cosa significa per te questa superficie?
"La terra rossa mi ha dato tanto quest'anno. Mi ha fatto vincere il mio primo titolo in carriera. E poi ovviamente ci sono nato e non nego che sia la mia superficie preferita”.
Cosa manca a Fognini per vincere anche su altre superfici?
"Penso non manchi niente, la mia mentalità deve cercare di cambiare, devo migliorare alcuni comportamenti e uno dei prossimi obiettivi sarà quello di essere più aggressivi sul veloce”.
Altri traguardi per il 2014?
"L'obiettivo principale è quello di cercare di migliorare continuamente e stare bene, perché se sono in forma fisicamente, come lo sono stato quest'anno, i risultati arrivano da soli”.
La prima cosa che faresti se entrassi tra i primi dieci?
"Al momento non ci penso, certo è un bell'obiettivo, lo sogno sin da piccolo, cercherò di arrivarci, non sarà facile perché dovrò giocare meglio e fare più punti, ma io sono pronto e da domani inizieremo a lavorare a Barcellona”.
Già, perché tu ti alleni in Spagna e hai scelto come coach Perlas, uno spagnolo. Molti tennisti italiani si affidano a maestri spagnoli, come mai?
"Io ero un ragazzo abbastanza frizzante sotto questo punto di vista, ho preso la borsa a 18 anni e sono voluto andare via perché troppe attenzioni e troppe pressioni non mi sono mai piaciute e penso di aver fatto una delle scelte milgiori della mia vita. Con Perlas mi trovo benissimo, è un ottimo allenatore e un ottimo professionista e spero che riusciremo a toglierci altre belle soddisfazioni”.
Alcuni critici sostengono che la sfida tra Nadal e Djokovic non sprigioni lo stesso carisma di altre storiche rivalità del passato, condividi questo giudizio?
"Non lo so. Da qui a un paio d'anni Nadal e Djokovic si contenderanno lo scettro del numero uno, quindi è difficile dirlo, sono due super campioni che continueranno a fare bene e le loro sfide saranno comunque sempre affascinanti”.
A proposito di grandi campioni. Tu hai battuto Carlos Moya, uno dei tuoi idoli. Cosa si prova a battere un giocatore che fino al minuto prima ha rappresentato il tuo mito?
"L'ho battuto perché lo conosco talmente bene che sapevo come giocava e come affrontarlo. Poi sicuramente batterlo dopo avergli visto vincere in televisione tutti i più grandi tornei ha fatto un gran bell'effetto, però mi sarebbe piaciuto sconfiggerlo quando era all'apice della sua carriera.”
Sei scaramantico?
"Sì, penso che tutti i tennisti un po' lo siano, io ho dei riti che cambio a seconda del torneo, di come ho giocato o della condizione fisica”.
Hai letto il libro autobiografico di Agassi?
"Sì".
Lui ha parlato anche di odio nei confronti del tennis. Tu hai mai provato questo sentimento?
"Sì, anche io ho provato odio per il tennis. È una sorta di amore e odio, perché la nostra è una vita molto dura, ogni settimana cambiamo hotel, prendiamo aerei, affrontiamo fusi orari, ci sono tanti fattori che alla fine ti portano a essere abbastanza esausto e stufo di questo sport, però il bello è che quando vinci ottieni delle soddisfazioni tue personali. E nessuno te le può togliere”.
Con la vita frenetica che fate è difficile instaurare rapporti autentici nel tennis?

“Dipende dal carattere di ogni tennista, io al momento sono tranquillo, sto benissimo e spero di continuare a essere circondato dalle persone che ho accanto”.
Sei un grande tifoso dell'Inter. Hai mai palleggiato con qualche nerazzurro?
"No, ma a dicembre ho una sfida che mi aspetta. Ma non è un interista. Ho avuto uno scambio di messaggi con Criscito (giocatore dello Zenit e della Nazionale, ndr) e mi ha detto che sarebbe sceso a Genova e quindi stiamo cercando di combinare un doppio”.
Se Fognini non fosse un tennista, oggi cosa sarebbe?
"Un calciatore”.