Costano troppo, depistano i fischietti: scatta l'ora delle fotocellule

Sono stati introdotti in Italia nella stagione 2012-13. Li aveva sperimentati l'Uefa nel biennio precedente: un aiuto alla terna arbitrale, posizionati ai lati della porta, per vedere da posizione migliore tutto ciò che accade dentro l'area di rigore. Dopo due anni e mezzo la conclusione è evidente: un esperimento fallimentare, o quantomeno discutibile. Gli arbitri di porta, definiti in gergo "assistenti addizionali", non fanno la differenza. Anzi, sembrano essere superflui, a volta deleteri. E costano tanto, troppo. L'episodio del gol "fantasma" di Astori torna a far riflettere sull'auspicabile utilizzo della cosiddetta " goal-line technology ", il sistema che permetterebbe di capire se un pallone ha varcato la linea o meno. Per l'addizionale Maresca il colpo di testa del difensore della Roma non era gol, per l'arbitro Guida sì. Questione di prospettive, anche se sulla linea di porta c'era il primo e non il secondo. Ma allora non conviene la tecnologia?

«La Figc ha posto l'oggetto della nuova tecnologia in calendario con la prossima stagione (2015-16, ndr) - ha spiegato il presidente Carlo Tavecchio a dicembre -. Chi eventualmente dovrà farsi carico dei costi? Le società. Gli arbitri di porta? Fino al 30 giugno ci saranno, poi decideremo se mantenerli o meno». Parole che inducono a far pensare all'imminente cambio di rotta dei vertici federali. Una svolta che sarebbe lungimirante anche dal punto di vista economico.

La spesa annuale sostenuta, infatti, dalla Figc per la gestione dei giudici di porta supera gli 800 mila euro annui. Una cifra importante, calcolabile in due milioni e mezzo di euro a fine stagione 2015. In tre anni, dunque, gli arbitri addizionali sono costati quasi quanto sarebbe costato l'investimento per la famosa goal-line technology . La spesa una tantum che bisognerebbe fare per garantirsi tecnologicamente la certezza del gol è la seguente: circa 200 mila euro a stadio di Serie A, quasi 4 milioni totali calcolando le 20 squadre della prima serie. Meno (3 milioni e 200 mila), in realtà, perché molte squadre (a Verona, Genova, Milano, Roma), giocano nello stesso stadio.

Da vezzo, la tecnologia è diventata necessità. Da Muntari ad Astori, passando per Robinho o Rami, gli episodi decisivi e controversi iniziano ad essere troppi.