Europa League, le italiane ammazzate dal (non) Var

Giovedì nero per Lazio e Roma, sconfitte 2-1 da Celtic e Moenchengladbach anche a causa di due neti errori arbitrali. Negato ai biancocelesti un rigore solare, mentre il primo gol tedesco nasce da un pallone uscito dal campo

Hanno giocato un'ottima partita, sfiorando a più riprese la vittoria ma finendo per rimediare una bruciare sconfitta. Che può costare loro la qualificazione ai sedicesimi di finale di Europa League. Anche per alcune decisioni arbitrali discutibili, dovute in parte all'assenza del Var. Lazio e Roma, giovedì sera, nonostante due ottime prestazioni si sono dovute arrendere rispettivamente a Celtic e Borussia Moenchengladbach. Se i giallorossi, malgrado la sconfitta, sono ancora in piena corsa per qualificarsi al turno successivo, la squadra di Simone Inzaghi è praticamente eliminata. Dovrebbe vincere le due partite rimaste, contro Cluj e Rennes, sperando che il club rumeno non faccia punti nell'ultimo turno contro il già qualificato Celtic.

Le squadre romane, insomma, vivono due situazioni diverse. Nel segno, però, di un filo conduttore: i torti arbitrali. Ai più attenti, infatti, non saranno sfuggiti un paio di episodi che hanno avuto un peso determinante sul risultato finale. Durante il match dell'Olimpico, vinto 2-1 in rimonta dal Celtic, alla Lazio è stato negato un rigore solare. Il difensore ospite Jullien, nella sua area, ha colpito il pallone con la mano. Braccio staccato dal busto, volume corporeo aumentato. Da regolamento, è calcio di rigore. Non per l'arbitro, il tedesco Stieler, che evidentemente non ravvisa gli estremi per la concessione del tiro dagli 11 metri. E il Var? Non interviene per il semplice motivo che in Europa League non è previsto. Possibile che la Uefa non si sia attrezzata per dotare anche la seconda competizione europea più importante dell'occhio elettronico? È la domanda che si fanno i tifosi della Lazio.

E con loro, in un gemellaggio quantomeno insolito, anche quelli della Roma. Più che danneggiati, massacrati dall'arbitro nelle due partite con il Borussia Moenchengladbach. Nella sfida di andata, giocata all'Olimpico il 24 ottobre, la squadra di Fonseca stava gestendo il vantaggio per 1-0 quando nei minuti di recupero il direttore di gara, lo scozzese Collum, ha clamorosamente assegnato un penalty agli ospiti per un inesistente fallo di mano in area giallorossa di Mancini, la cui unica colpa è stata di colpire il pallone con la faccia. Rigore trasformato da Stindl e 1-1. Danno superato dalla beffa del match di ritorno, in cui il gol del temporaneo 1-0 per i tedeschi frutto della sfortunata autorete di Fazio arriva al termine di un'azione in cui il pallone era uscito dalla linea della rimessa laterale. Ma né l'arbitro, né tantomeno il guardalinee appostato a due metri dalla linea di fondocampo, se ne sono accorti. Stendendo il tappeto rosso al Gladbach, che poi ha vinto 2-1 con una rete in pieno recupero. In quest'ultimo caso, il Var non sarebbe comunque potuto intervenire, dal momento che il cosiddetto Video Assistant Referee decide solo su situazioni relative a gol, calci di rigore, espulsioni e scambi di persona. Ma il rigore dell'andata, totalmente inventato, con il Var sarebbe stato rivisto. E, probabilmente, non assegnato. Dando così alla Roma due punti in più in classifica, senza l'assillo di dovere andare a vincere la prossima gara in casa della capolista Basaksehir, nota per essere la squadra del "sultano" Erdogan.

Insomma, in Italia ci lamentiamo del Var che funziona poco (o troppo) e male. Nell'Europa meno nobile manco c'è. Scontata la battuta: così non va(r).