F1, sarà il Mondiale del Grande Fratello

Domenica il via da Melbourne. Turbo, motori ibridi e l'incubo di non riuscire a finire i Gp. E i sospetti sul sensore-cimice voluto dalla Fia per i consumi

Il mondiale parte con l'errore. Ed è un errore grosso. Nel nome. Il campionato al via domenica in Australia è stato infatti definito “il primo dell'Era turbo-elettrica” o quello dell'“Era ibrida” o quello dell'“Era power unit” dal nome dato ai motori metà termici e metà a recupero d'energia. Tutto giusto e in fondo tutto sbagliato. Perché il mondiale al via potrebbe essere soprattutto quello del “Grande Fratello” che tutto controlla e orienta. Un fratello ancor più ingombrante rispetto agli ultimi anni in cui certe procedure federali un filo semplicistiche nell'assegnazione gomme ai team di Gp in Gp avevano creato sospetti e malumori. Senza dimenticare certe decisioni arbitrali pro Red Bull e versus Ferrari che avevano fatto storcere il naso ai più o addirittura il cambio in corsa di mescole e strutture delle gomme motivato, sì, da ragioni di sicurezza (i botti di Silverstone) ma che aveva finito con il condizionare metà stagione. Comunque la Pirelli, memore del disastroso 2013 e delle polemiche e di Silverstone, quest'anno ha puntato i piedi, chiesto e ottenuto più test dedicati e scodellato gomme più gomme e meno show. Per cui il degrado ci sarà, ma non sarà improvviso e non ci si troverà più sulle tele.

È però sufficiente fare le domande giuste alle persone giuste sparse qua e là per il Circus per capire che la formula consumo («chissà quante macchine riusciranno a finire la gara di Melbourne?», si domandano un po' tutti) crea apprensione e alimenta sospetti. Consumo che apre la porta al Grande Fratello. Perché i 100 chili di carburante a Gp (erano 160 in passato) vogliono dire due cose. Uno: che se i piloti ad un certo punto non dovessero alzare il piede, non riuscirebbero a concludere il Gp; due: che il sondino federale (flussometro) preposto al controllo del flusso di carburante avrà un ruolo cruciale e presterà il fianco a un festival di sospetti. Il simpatico aggeggio (soprannominato Cimice visto che spia) vigila che il flusso non superi mai i 100 chili l'ora perché se il limite venisse sforato vorrebbe dire che in quel momento il pilota dispone di extra potenza rispetto agli altri. Cioè sta barando. Da qui a pensare che qualcuno lo stia agevolando il passo sarebbe breve. Anche perché il sensore in questione non è perfetto e ha già un margine d'errore dello 0,5% (benché in passato sia arrivato a picchi dell'1,5%) e la misurazione è condizionata dal tipo di benzina usato (questa sarà però una sacrosanta sfida tecnica tra fornitori). Non a caso a fine anno Luca Marmorini, papà della power unit Ferrari, aveva dichiarato al Corsport «spero che il sensore omologato Fia funzioni meglio di quanto fatto fin qui. Anche perché si potrebbero creare disparità fra macchine all'interno della stessa squadra...». Ve lo immaginate Alonso che va meno di Raikkonen per colpa del sensore? Altro che siete geni o scemi... Sarebbe la terza guerra mondiale. Una guerra che scoppia per colpa di un software, di sensori gestiti altrove, per colpa di questa F1 un po' sputtanata di cui non ci si fida più.

Commenti

onurb

Gio, 13/03/2014 - 09:00

E infatti, anche la F1 incomincia a stancare. E' assurdo che un pilota debba rallentare per arrivare in fondo alla corsa. Ritorniamo al passato: niente pit stop e gomme che durino per tutta la corsa. Non se ne può più di un regolamento che cambia ogni anno.