Finalmente l'Europa ci sorride. È la buona stella del Mancio

Dalla qualificazione facile a un girone accessibile Il 12 giugno a Roma la Turchia, poi Svizzera e Galles

Urna assassina solo per i padroni dell'Europa calcistica. Per la giovanissima Italia di Roberto Mancini è andata meglio. Nel girone della morte, come lo chiamano, sono finiti insieme Germania, campione del mondo 2014, Francia, campione del mondo nel 2018 in Russia e Portogallo, campione d'Europa uscente, nel 2016: spettacolo assicurato tra Monaco di Baviera e Budapest, le sedi prenotate. Il 12 giugno all'Olimpico di Roma, giornata inaugurale del torneo, Turchia-Italia sarà il debutto degli azzurri, seguito il 17 e il 21 giugno dalle altre due sfide con Svizzera e Galles. Ecco il girone dell'Italia, allora. Ma attenti a sottovalutare proprio i turchi che sono reduci da un girone scandito da due imprese memorabili, un successo e un pari contro l'armata francese, segno di grande qualità e temperamento. Non solo. Ma dietro, in difesa, sono messi ancora meglio: soltanto 3 le reti subite, rappresenta un dato da studiare con attenzione. Tra i rivali c'è un bel mix tra Juve e Milan: Demiral e Calhanoglu con la Turchia, Rodriguez con la Svizzera, Ramsey col Galles. Non potranno sorprendere.

Il rischio è quello di considerare il girone una sorta di cavalcata trionfale: non sarà così. E non solo per la gioventù del gruppo arruolato da Mancini che ha confermato un paio di senatori solo in difesa, tra Bonucci e il probabile recupero di Chiellini. Sono ostacoli di spessore diverso rispetto a quelli affrontati nelle qualificazioni (Finlandia, Grecia, Bosnia, Armenia e Liechtenstein): nei prossimi mesi il ct dovrà chiedere ai suoi un paio di prove di grande maturità. Le due amichevoli organizzate per il mese di marzo contro Inghilterra a Londra e Germania, possono aiutare ad alzare l'asticella e guadagnare esperienze con rivali di grande prestigio. «Non siamo favoriti, gruppo equilibrato, abbiamo un piccolo vantaggio nel giocare in casa, fanno tutti un calcio propositivo» è il parere misurato di Mancini che sembra rivivere lo stesso clima che animò l'Italia dell'88 guidata da Azeglio Vicini. La Svizzera deve viaggiare tra Baku e Roma, viaggi da 8mila chilometri. Mica male per gli azzurri.

A ben leggere, con la qualificazione in tasca, a Mancini potrebbe capitare un cammino non complicato perché potrebbe trovare in sequenza negli ottavi l'Ucraina di Shevchenko e poi nei quarti la Croazia, finalista in Russia ma nel frattempo rotolata nel rendimento anche per l'età dei suoi maggiori esponenti.

È vero, non abbiamo una grande tradizione negli europei. Il primo e unico successo è addirittura datato 1968, altra formula e qualche colpo di fortuna (sorteggio a Napoli e seconda finale necessaria per piegare la Jugoslavia). Due finali più recenti non hanno avuto un esito felice: con la Francia nel 2000 a Rotterdam, con la Spagna a Kiev nel 2012. È forse venuto il giorno utile per tentare il bis. Sarebbe un capolavoro. Fermarsi tra quarti e semifinale significherebbe un risultato strepitoso.

Nell'europeo itinerante, giocare le prime tre a Roma fermandosi a Coverciano per gli allenamenti, è un altro piccolo vantaggio.