FINE DEL GIGANTISMO

É suonato il campanello. Se qualcuno non si fosse accorto che l'epoca del gigantismo è finita, il Cio lo ha annunciato perchè tutti sappiano. La revisione dei criteri di assegnazione dei Giochi Olimpici, la diversa concezione dei criteri economici, segnano la presa di coscienza dello sport al realismo. Basta con i monumenti allo spreco: non a caso le Olimpiadi sono state così definite negli ultimi decenni. Il livello di bancarotta, i miliardi bruciati, si sono contrapposti a ricadute positive come nel caso di Los Angeles o Barcellona. Negli ultimi tempi il Cio ha faticato a trovare pretendenti per i Giochi invernali ed ha rischiato flop anche per quelli estivi. Giustificato ricollocarsi in una scala di valori diversa. Le tv pagano miniere d'oro ma non bastano mai.

Il gigantismo dello sport ha cominciato a vacillare da qualche tempo, tutti a giostrare su artifici economici, a spolpare sponsor e nessuno ad ammettere che serviva un passo indietro: il calcio sta facendo i conti con il fair play e magari con la crisi della ricchezza russa. Per tutti resta aperta la via alle miniere arabe e orientali. Ma Thohir è qui per smentirci. Il calcio made in Platini ha avviato l'idea del campionato europeo errante: un modo per rendere sostenibili le spese. E forse, un giorno, torneremo a scoprire che il gigantismo del calcio lo fanno i campioni, non i loro ingaggi. I problemi attraversati dai bilanci dei campionati del mondo dei grandi sport sono stati un avviso ai naviganti. Siamo arrivati alla scopiazzatura dell'Olimpiade, con cerimonie di apertura e chiusura mangia danari e utili all'auto celebrazione.

Ora il passo indietro sta diventando d'obbligo: i sognatori allo sbaraglio smascherati. Solo lo sport Usa regge secondo canoni consacrati e consolidata capacità gestionale. Gli arabi sono arrembanti, ma è difficile pensare che Doha, Dubai, e chissà che altro, regalino continuità al di là dell'effetto. Anche nello sport i soldi non sono tutto.