Alla fine Icardi resta capitano ma non per la curva: «È morto»

Le scuse («Ho esagerato») poi multa e libro in ristampa Indagine Digos sull'aggressione. I tifosi: «Lui non esiste più»

Davide Pisoni

Della folle domenica interista resta solo un vincitore: il Cagliari. Tutti gli altri attori protagonisti ne escono sconfitti, ridimensionati. Comunque male. È la verità del giorno dopo, di ieri, giorno del giudizio per Mauro Icardi. L'argentino salito sul banco degli imputati per le righe della biografia dedicate allo scontro di Reggio Emilia con la curva Nord dopo la sconfitta con il Sassuolo, ci mette una pezza che non è come il buco, ma quasi. Salva il pezzo di stoffa, quella fascia di capitano messa in discussione dal tifo organizzato a suon di insulti e striscioni esposti allo stadio e fuori dalla sua casa. Ci perde qualche decina di migliaia di euro per la multa inflitta dalla società per il mancato rispetto del regolamento interno. E Icardi si è impegnato a ristampare il libro, depurandolo delle parti incriminate. La curva Nord vede così accolta una parte della sua richiesta che prevedeva anche il capitano degradato. E che dalle parole di Javier Zanetti a pochi minuti dall'inizio della partita, confermate da Piero Ausilio, sembrava prendere in considerazione anche il club nerazzurro. Che ieri ha provato a smarcarsi: castigo senza umiliazione al giocatore e l'impressione di non piegarsi a richieste esterne.

C'è stata dunque l'assunzione di responsabilità da parte di Icardi, il quale ha detto che rivedendo quelle pagine ha capito di aver ammesso un errore («una parentesi triste» ha definito gli ultimi due giorni), di aver enfatizzato in alcuni passaggi l'episodio. L'argentino ha chiesto scusa a tutti per «una pagina buttata giù, troppo d'istinto», con «alcuni toni inappropriati e sono davvero dispiaciuto che ci siano andati di mezzo proprio i tifosi dell'Inter... Per questo mi scuso e mi impegnerò perché queste pagine non ci siano più...». La società si è ritenuta soddisfatta, consapevole che nella vicenda ci sono passaggi in cui la sua assenza è stata di fatto un concorso di colpa. Forse anche per questo si è deciso di non togliere la fascia di capitano a Icardi: qualcosa non ha funzionato nella catena di comando. Può aver influito pure la petizione lanciata dagli altri tifosi a favore di Mauro nella giornata di ieri, dopo che gran parte dello stadio domenica si era schierata al suo fianco. E a incidere sulle decisioni anche quanto successo fuori da casa del capitano nerazzurro, domenica sera. Un giallo: testimoni hanno parlato di aggressione alla macchina del giocatore, ricostruzioni di interventi di una guardia giurata con la pistola ben in vista, altri ancora di semplice striscione esposto dai tifosi. Comunque sia andata, tutto questo è bastato per richiamare l'attenzione della Digos che ieri ha acquisito le immagini a circuito chiuso delle telecamere del palazzo. E così nasce una soluzione salomonica frutto di un'ora e dieci minuti di confronto dopo l'allenamento defaticante di ieri mattina. Al tavolo il direttore generale Giovanni Gardini, il direttore sportivo Piero Ausilio, il vice presidente Javier Zanetti, l'allenatore Frank De Boer e appunto il giocatore. Poi il comunicato, elaborato con uno scambio di mail sull'asse Milano-Pechino-Giakarta, per la definitiva versione approvata dalla proprietà di Suning e dal presidente Thohir. Icardi entrato sereno all'incontro, è uscito dalla Pinetina scuro in volto. Il tutto accompagnato da un paio di foto pubblicate sul profilo Instagram: la prima con lui in primo piano e la fascia, subito sostituita da un'altra con la squadra e il gagliardetto. Tutto però apparso ben prima del comunicato ufficiale della società, cosa che conferma la confusione regnante a livello di comunicazione. E in tutto questo la Curva ha ribadito che con il giocatore ha chiuso: «Per noi è morto». Cosa succederà alla prossima gara, al prossimo gol a questo punto è solo curiosità.

La priorità adesso per la società è a questo punto correre ai ripari in fretta, a partire da un profondo esame su se stessa. Il cda fissato per il 28 ottobre deve segnare una svolta, la pazza Inter non può fare altri scivoloni. Deve andare insomma Sempre avanti: il titolo che prometteva bene e che invece ha provocato una domenica di ordinaria follia nerazzurra.