Florenzi e Candreva: la causa Nazionale spegne il derby Capitale

Il giallorosso: "Conta il gruppo, non il posto". Il laziale: "Dopo Brasile '14, niente calcoli..."

Dal nostro inviato a Montpellier

In una Nazionale che ha cancellato il calcio milanese (appena due convocati come nel 1978 ai Mondiali di Argentina), accanto a quello juventino compare l'ampio nucleo romano. Il derby della Capitale, almeno in azzurro, va in ferie e a due passi dalla romana Provenza si compone il gruppetto giallorosso-laziale. Tre sono già titolari (Candreva, De Rossi e Parolo), due sono tra le principali riserve (El Shaarawy e Florenzi), il sesto è il terzo portiere Marchetti. Che il campo non dovrebbe vederlo mai, ma siccome Conte non dimentica anche chi ha un ruolo marginale, ha già ricevuto gli elogi del ct che ne ha esaltato utilità e professionalità, oltre le ottime condizioni di forma. Il portiere della Lazio ha vinto in extremis a Coverciano la concorrenza di Mirante e Sportiello, risultando un terzo più che affidabile di Buffon e Sirigu.

Il suo compagno di squadra (ancora non per molto, il divorzio con i biancocelesti è più che probabile anche se in questi giorni l'argomento resta tabù) Antonio Candreva è invece uno dei punti fermi del gruppo contiano. A chi lo definisce un sette vecchia maniera e gli chiede un modello del passato a cui si è ispirato, lui risponde: "Non ho sempre fatto questo ruolo di esterno destro, ho giocato a lungo come interno e persino centravanti. Ora ho trovato un profilo tattico che mi fa esprimere al meglio, con il tempo si acquisisce costanza e si raggiunge la maturazione giusta. Alla Juve durai poco perché ero troppo giovane e non sapevo ancora la mia giusta collocazione in campo".

Il debutto con il Belgio ha alzato il morale della truppa ma attenzione ai trionfalismi. Ai quali i giocatori di Lazio e Roma sono abituati, conoscendo come la piazza vive l'atmosfera del derby. "Inutile fare calcoli fra primo e secondo posto nel girone, non siamo ancora qualificati, ricordate cosa è successo all'ultimo Mondiale...", ammonisce il laziale. "Ma c'era chi pensava che avremmo perso tutte le partite, che eravamo scarsi e che in squadra non c'erano giocatori tecnici, che non avremmo superato il girone. Dopo il Belgio, in molti hanno dovuto ricredersi", sottolinea però il romanista Florenzi.

Diventato papà prima del debutto europeo e jolly per eccellenza della nazionale più versatile della storia azzurra. "Nei cinque di centrocampo, a parte il ruolo di De Rossi, so adattarmi bene in qualsiasi posizione. A destra posso attaccare l'uomo, a sinistra posso rientrare...". Ma lungi dal romanista candidarsi a una maglia da titolare: conta lo spirito di gruppo. Anche per chi segue in panchina. "Non ho più voce per quanto ho sostenuto la squadra a Lione, dopo il secondo gol l'arbitro avrebbe potuto ammonirci tutti per la nostra esultanza... E quando contro il Belgio, Vertonghen ha spintonato Oriali, subito io e Insigne siamo andati a difenderlo, anche se siamo alti come una gamba del belga", così il giallorosso. Perché contendere la maglia allo stesso Candreva o al collega della Lazio Parolo o ancora essere in ballottaggio insieme a El Shaarawy, compagno a Trigoria, non ha per niente sapore di derby. C'è una missione azzurra da compiere, i campanili possono restare da parte.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Gio, 16/06/2016 - 09:50

Uno dei fattori determinanti nel successo di una squadra è il buon rapporto fra i giocatori, l'armonia dello spogliatoio senza rivalità o rancori, lo spirito del gruppo affiatato. Armonia che è tornata da quando non c'è più Balotelli. Nessuno lo ha notato? Oppure non si deve dire?