Fraternité, NIBALITÉ

Ventitré giorni di parole e pensieri Vincenzo guidato dall'idea del genio e da un leit motiv: «Non è mai finita»

Per vincere un Tour non servono le parole, i proclami e nemmeno i buoni propositi, ma occorrono gambe forti e cervello fino. Per vincere un Tour occorrono fatti, ma è fatto anche di parole. Dette, pronunciate giorno dopo giorno. Ripercorriamo quindi con Vincenzo questa bellissima cavalcata gialla, attraverso i suoi pensieri, le sue considerazioni, le sue dichiarazioni.

Buona stella. Che il Tour parte sotto una buona stella lo si capisce subito e lo si capirà anche in seguito. Prima tappa, da Leeds a Leeds, l'uomo più atteso - Mark Cavendish - finisce in infermeria. Fine del suo Tour. Nibali la vede brutta, ma ne esce alla grande. Il siciliano era a distanza di sicurezza. E si è salvato. Il Tour di Vincenzo Nibali comincia con un "triplo salto mortale" (parole sue). «Per fortuna ero messo bene e ho avuto il tempo di frenare e passare. Ero troppo davanti? No, il finale era in leggera salita e essere in quella posizione era fondamentale per non prendere buchi già alla prima tappa. Il Tour è ancora lungo».

Maestro. Il giorno dopo a Sheffield colpo da maestro, e maglia gialla: «Era un'opportunità da cogliere e l'ho fatto. Ma con quel vento quanta fatica...Il Tour è appena incominciato».

Pavè. Si avvicina la tappa della paura, quella dell'inferno di Arenberg. Alla vigilia Vincenzo dichiara: «Posso perdere la maglia, non la testa». Il giorno dopo non solo non perde la maglia e la testa, ma arriva secondo sul pavé della Roubaix e si mette tutti alle spalle. Contador staccato di 2'35"; Froome a casa con le ossa rotte. «Poteva essere sulla carta un giorno favorevole a me, ma un distacco così è abbastanza ampio. Penso che avere la maglia gialla mi abbia dato una carica speciale e aiutato a restare sempre nell'avanguardia del gruppo». E di Froome? «Mi dispiace. Non è bello. Ma in tappe del genere la possibilità di episodi di questo tipo sale. Ricordo bene quando ero caduto a Montalcino al Giro 2010, un capitombolo che mi costò la maglia rosa. In ogni caso il Tour è ancora lungo».

Attacco. Il giorno dopo, galvanizzato dalla tappa di Arenberg dichiara: «Altro che controllare, andrò ancora all'attacco». Il 12 luglio, Contador attacca, ma Nibali gli resta attaccato alla ruota: gli altri sono già comparse. «Tappe di vera montagna non ne abbiamo ancora fatte, è presto per dire che gli altri sono tagliati fuori. Il Tour è solo all'inizio».

Contador. Vigilia della presa della Bastiglia: il Tour arriva a Moulhouse: Gallopin prende la maglia gialla, Nibali non si scompone neanche un po': «Voleva andare in fuga tutto il mondo, di più non si poteva fare. Il bello viene adesso». Il giorno dopo prima tappa montagna, sui Vosgi. A la Plance des Belles Filles vince Vincenzo, mentre Contador a causa di una caduta, saluta il Tour. «Tour più semplice per me? Neanche per sogno. Sarà una corsa molto più aperta. Senza Froome e Contador vengono a mancare due punti di riferimento e molti penseranno di avere una possibilità unica nella vita per vincere il Tour o arrivare sul podio. A noi spetterà l'onere di controllare. Siamo pronti. Il Tour deve ancora incominciare».

Le Alpi. Finalmente arrivano le Alpi, e il copione non cambia: a Chamrousse vince Vincenzo: «Peccato non ci siano Froome e Contador. Ma il Tour non è finito». Il giorno dopo il siciliano arriverà secondo a Risoul alle spalle di Majka. Il Tour non è finito, ma lui pensa già al 2015: «Il prossimo anno potrei correre Giro e Tour».

Letteratura. A Nimes, Bernard Hinault lo incorona ufficialmente: «Vincerà lui, perché è il più forte». Nibali replica deciso: «Il Tour non è finito». Poi nel secondo giorno di riposo Nibali si lascia andare alla letteratura: «Se non sbaglio lo diceva anche Leonardo Da Vinci. I dettagli contano ma poi nelle battaglie, per vincerle, bisogna metterci il cuore. Ma- assicura- il Tour è ancora lungo e non è finito».

Poi dall'Italia arrivano gli inviti di Matteo Renzi: «Ti aspetto a Palazzo Chigi». Nibali: «Grazie, ma il Tour è ancora lungo, parliamone a Parigi».

Pirenei. Prima tappa Pirenaica, vince Majka, Nibali secondo guadagna ancora su tutti. «Ho fatto un passo in avanti, ma il Tour non è finito».

Armstrong. Ad Hautacam vince il siciliano giallo. «Ricordo lo strapotere di Armstrong? Abbiamo storie diverse, la mia parla chiaro. Perché ho attaccato così presto? Ho seguito Horner, con lui c'è una rivalità diretta. Stavo bene. E non volevo lasciarmi scappare la vittoria sui Pirenei. Ma il Tour non è finito».

Quarto. Poi la crono di Perigueux, arriva quarto, penultimo atto di un Tour dominato. «Sono stato bravo. Ma il Tour finisce domani». Sfinito.

L'ultima. «Ho corso per vincere il Tour, non per entrare nella storia».