Roma grandi numeri. E Gervinho la esalta

Giallorossi irresistibili verso la sfida con l'Inter

La Roma non si ferma nemmeno nella “prima” all'Olimpico sotto i riflettori. E nella notte in cui si riprende il primato strappatogli per poche ore, ma solo per colpa del calendario imposto dalle tv, cambia addirittura il copione: ritmi incredibilmente veloci sin dal calcio di inizio, ma soprattutto tre gol nel primo tempo, anzi nei primi 25 minuti, curiosamente quanti ne erano serviti al Napoli il giorno prima per archiviare la pratica Genoa.

La cooperativa del gol giallorossa (17 reti realizzate con 9 giocatori diversi, miglior attacco del campionato) raggiunge così la sesta vittoria consecutiva nelle prime sei partite. Un dato impressionante, considerando che Rudi Garcia si avvicina sempre più a due miti della panchina di casa nostra: uno, ben conosciuto da queste parti ovvero Fabio Capello, arrivò a nove con la Juve scudettata del 2006 poi “punita” da Calciopoli; l'altro, Giovanni Trapattoni, che si fermò a otto sempre con i bianconeri venti anni prima.
Trovata per ora la quadratura del cerchio dal punto del vista del gioco e dei risultati (mai ci si sarebbe aspettati una striscia così positiva), la prossima mission del sergente di Nemours sarà quella di proteggere il gruppo dall'euforia dell'ambiente. Occasione che la dirigenza americana vuole invece cogliere al volo, riaprendo oggi la campagna abbonamenti per le restanti sedici partite all'Olimpico (l'obiettivo è salire a 25mila tessere). I risultati aiutano e dopo lo scivolone sul cambio di logo mal digerito dai tifosi, Pallotta e il suo staff vedono crescere il merchandising (la vendita delle magliette “unbranded” è raddoppiata rispetto all'anno scorso) e sul web le foto festanti del derby hanno ricevuto un milione di visualizzazioni. Una fidelizzazione al club che sorprende se si pensa allo scetticismo che regnava qualche mese fa, al termine della seconda fallimentare annata della gestione a stelle e strisce.

Incredibile la facilità con cui la Roma fa un sol boccone del Bologna, giunto all'Olimpico dopo il buon pareggio con il Milan ma costretto suo malgrado a vestire i panni dello sparring partner finendo come un pugile suonato dai colpi di un “peso massimo”. Nel tabellino ci sono Florenzi – abbonato alle reti ai felsinei, tre in altrettante partite tra cui il primo segnato dal romano all'Olimpico circa un anno fa -, il marocchino Benatia, che fa il bis dopo Parma confermando le sue doti di difensore con il vizietto del gol, il Ljajic ultimo colpo di mercato e soprattutto l'ex Arsenal Gervinho. Devastante la gara dell'ivoriano, arrivato a Roma come il pupillo di Garcia (fu lui a lanciarlo a Lilla): segna una doppietta che alza decisamente la sua scarsa media realizzativa degli ultimi anni in Premier, fa ammonire due giocatori del Bologna e offre un'altra prestazione di sostanza e qualità, zittendo per ora i critici. Il resto è accademia, orchestrata dal solito Francesco Totti, per nulla frastornato dai festeggiamenti di venerdì per i suoi 37 anni (dalla torta nello spogliatoio al messaggio inviatogli con l'aereo volato sopra Trigoria fino alla lupa bronzea con tanto di scudetti). Per non parlare della difesa blindata: un solo gol incassato (miglior difesa del torneo) da De Sanctis, il portiere sicurezza - ieri per la verità impegnato solo da un tiro dalla distanza di Kone - che alla Roma mancava da diverso tempo.

La parola scudetto non è più un tabù in casa giallorossa e le quotazioni della Roma nel borsino del campionato sono in netta ascesa. La vittoria di ieri è un chiaro messaggio alle avversarie: anche i giallorossi, orfani delle coppe e quindi con più energie da dedicare al torneo di casa nostra, vogliono sedersi al tavolo del tricolore. Anche se il vero scudetto per la Roma sarebbe tornare in Europa dalla porta principale, ovvero un piazzamento nelle prime tre della classifica. Ma si sa, nel calcio sognare è lecito.