Grande festa allo Stadium ma un coro sopra tutti: "Portateci la Champions"

La gioia degli esacampioni. Barzagli: "Grazie agli ultimi arrivati". Buffon: "Storia del calcio"

Torino - La festa (annunciata) comincia alle 16,53. Quando Dybala riceve palla sulla trequarti e l'arbitro Mazzoleni fischia la fine del match. La Joya si lascia cadere per terra, abbraccia il pallone e viene sommerso dagli abbracci dei compagni di squadra: sesto scudetto di fila per la Juventus, come non avrebbe potuto non essere viste le premesse. Una routine sempre piacevole, per il popolo bianconero: qualcuno sarà abituato, altri meno. E comunque vincere fa sempre piacere, pur se la Grande Attesa è per la partita che verrà: quella del 3 giugno, ovviamente. Per la quale la curva Sud chiama a sé Allegri, anche: il suo inchino dopo essere stato riempito di schiuma da barba da Cuadrado - pare quasi una promessa.

Intanto però, come cantano dentro lo Stadium fino a quando l'atmosfera non viene monopolizzata da musica commerciale spaccatimpani di tal Jax Jones, «la Vecchia Signora ha vinto ancora» con quel che ne segue. Compresi parecchi cori dedicati alla concorrenza: «Chi non salta è giallorosso», «Interista chiacchierone» e il purtroppo tristissimo e squallido invito al Vesuvio eccetera. «Abbiamo scritto pagine che entrano nel libro della storia del calcio le prime parole di Buffon, arrivato a otto scudetti (più i due di calciopoli) -. Vincere non è mai facile. Stare in alto è sinonimo di sacrificio. Se si vuole vincere, bisogna sempre avere la testa e le gambe giuste: ogni pareggio è una mezza sconfitta ed è veramente un assillo. Siamo stati grandiosi». Poi, la premiazione in mezzo al campo, i papà campioni con i figli e dedica personalizzata per ogni giocatore, le ovazioni per tutti ma accoglienze particolari per Higuain, Barzagli (uno degli esacampioni), Mandzukic, Bonucci (con il figlio Lorenzo, tifoso del Toro, vestito di bianconero controvoglia e probabilmente per questo con il broncio), Dybala, ovviamente per Allegri e soprattutto per Buffon. Il più scatenato anche nel post, SuperGigi: pronto a invitare la curva ad alzare il tono della voce a premiazione conclusa. Quando tutti i giocatori tornavano ragazzini, pronti a farsi fotografare con in mano la coppa del campionato, avvolti in bandiere bianconere o in quelle delle rispettive nazionali. Arrivava in campo anche John Elkann e ovviamente non avrebbe potuto mancare, perché la tradizione va rispettata e la continuità garantita. Nel frattempo, piazza San Carlo e tutto il centro cittadino venivano prese d'assalto dai tifosi in festa: scene già viste anche in questo caso, vissute e rivissute. Da replicare possibilmente il 3 giugno, l'appuntamento da non fallire. La solita dolce ossessione, quella per cui i quarantamila dello Stadium hanno intonato prima «ce ne andiamo a Cardiff» e poi, rivolti ad Allegri, «portaci la coppa».

Quindi, i festeggiamenti dentro lo spogliatoio. Lunghi, prolungati. Meritati. «Godiamoci questo successo così Barzagli -. La voglia non passa mai, anche grazie ai nuovi arrivi che nel corso degli anni hanno sempre portato nuova energia. Gli ultimi sono stati Pjanic, Higuain e Dani Alves: ci hanno stimolato, rimettendosi in gioco. Cardiff? Stiamo bene, ma la storia della Juventus continuerà comunque vada». «La società è nella leggenda, sì il commento di Pjanic -. Adesso però abbiamo la possibilità di vincere un altro trofeo. Il mio nuovo ruolo da regista? Già a Roma, con Spalletti, avevo giocato davanti alla difesa con De Rossi: Allegri mi ha fatto crescere tantissimo. La Roma? Ho voluto rimettermi in discussione, ma i 5 anni passati lì resteranno nel mio cuore». Infine, Dybala: «Adesso due giorni di relax, ma io giocherei anche a Bologna domenica prossima. A volte sono troppo lontano dalla porta? Mi ammazzo' un po', ma mi piace vedere la squadra giocare bene e vincere». E già.