Grazie Federica, mi hai ridato quel podio sfuggito 38 anni fa

Ho capito il valore di questo bronzo solo quando l'ho visto al collo. Mi sembrava un oro buttato...

Caro diario, oggi è uno di quei giorni in cui vorrei dirti ciao, scusa non posso, ci rivediamo domani. È uno di quei giorni in cui vorrei poter disporre del mio tempo come mi pare, senza orari, senza impegni, senza telefono. Ma invece ti ringrazio di esistere, caro diario, perché senza di te le emozioni mi resterebbero solo dentro e invece è bello condividerle e raccontarle anche agli altri, a chi legge, a chi mi chiede, a chi si interessa. Oggi è anche uno di quei giorni che resteranno impressi nella mia memoria per sempre, un po' come il 23 febbraio di 38 anni fa, quando fui io a giocarmi la medaglia olimpica nello slalom di Lake Placid e chiusi quarta, a 3/100 da quel bronzo che oggi mia figlia Federica si è presa dopo una gara ad altissima tensione, sua, mia, di tutte le persone che ci vogliono bene e sentivano che questo 15 febbraio 2018 avrebbe potuto diventare una giornata storica.

Delusione allora e gioia oggi? No, spero di non sconvolgere nessuno, ma direi che a caldo la sensazione è stata proprio opposta: ero quasi più contenta quel giorno di quanto lo sia stata ieri, perché io lo slalom di Lake Placid non avrei dovuto farlo, mi inserirono nel quartetto 24 ore prima del via e quando per un nulla persi la medaglia esultai, perché avevo in ogni caso dimostrato di meritare il posto in squadra. Tornando al presente, sono invece convinta che Fede ieri abbia perso una grande occasione di vincere l'oro, nella seconda manche non si è espressa al massimo e quando ha tagliato il traguardo dietro alla norvegese mi è venuto un colpo, perché anche lei rischiava di finire quarta.

La certezza per la sua medaglia è poi coincisa con la tremenda delusione di Manuela Moelgg ed esultare e godersi l'attimo è stato ancora più difficile. Il sogno era realizzato, ma era triste vedere Manu così disperata. Poi la giornata è andata avanti, ho cominciato a realizzare, sono andata alla premiazione e tutto è diventato realtà: la medaglia stava attorno al collo di Fede, era sua, e io sono scoppiata di orgoglio, perché per me e per la mia famiglia di grandi appassionati di sport, l'Olimpiade è sempre stata qualcosa di speciale. Ricordo quando con mio fratello Federico mi alzai la notte per guardare le gare dei Giochi di Sapporo 1972, la vittoria di Thoeni in gigante, il suo argento in slalom Ecco, spero che la notte scorsa in Italia qualche bambino si sia messo la sveglia per vedere Federica e che si sia entusiasmato per la sua medaglia e sia poi andato a scuola contento e ispirato a dare di più, per raggiungere obiettivi, nello sport o in qualsiasi altra sua passione.

Mi sento fortunata ad avere una figlia come Federica, perché il mondo dello sci è pieno di ex campioni che hanno fatto sciare i loro figli e li hanno incoraggiati e aiutati e stimolati perché diventassero forti, nella stragrande maggioranza dei casi senza riuscirci. Le molte delusioni patite in carriera sono ripagate con gli interessi dalle gioie di adesso, molto più intense di quelle di allora. La svizzera che nel 1980 mi soffiò la medaglia e poi diventò una delle più grandi di sempre, Erika Hess, credo darebbe una decina delle sue vittorie per vedere uno dei suoi figli vincere una medaglia olimpica. E Hanni Wenzel, che quello slalom di 38 anni fa lo dominò, non sarà felice della gara fatta ieri da sua figlia Tina Weirather, finita a quattro secondi dalle prime Ma la sfida continua, c'è il superG, Tina lì sarà fra le favorite, ma io spero tanto che Fede ancora una volta riesca a vendicarmi! In gara sempre, anche da mamme!