Icardi e Dybala, magie inutili per la Selección

Il poker di Maurito e la classe di Paulo non bastano. Il ct Sampaoli ha l'imbarazzo della scelta

A Mauro Icardi non è bastato mettere a ferro e a fuoco Marassi per guadagnare la fiducia di Jorge Sampaoli e la convocazione nell'Argentina anti-Italia e Spagna. È altrettanto acclarato che in questa fase storica l'Albiceleste scoppia di salute in attacco, potendo contare su almeno otto o nove giocatori di uguale livello. Siamo agli antipodi rispetto ai tempi della campagna trionfale messicana del 1986, quando l'Argentina di Bilardo vinse con l'extraterrestre Maradona, ma senza attaccanti di ruolo (Valdano e Burruchaga erano ali), se si esclude il 12esimo uomo Pablo Pasculli.

Il ct Sampaoli, che ha lasciato a riposo anche lo juventino Dybala, in questo momento ha solo l'imbarazzo della scelta per allestire una prima linea esplosiva: da Aguero a Higuain passando per il promettente Cristian Pavon del Boca Juniors e arrivando a Lautaro Martinez, ragazzo prodigio del Racing Avallaneda vicino all'Inter. A casa (con Icardi e Dybala) sono rimasti anche Darío Benedetto del Boca, il velenoso Joaquín Correa del Siviglia, Lucas Alario, che sta facendo impazzire i tifosi del Bayer Leverkusen e il Papu Gomez, chiamato all'appello nelle precedenti quattro uscite dell'Albiceleste. Sarebbe inoltre eresia considerare completamente fuori dai giochi Carlitos Tevez, soprattutto ora che ha abbandonato il dilettantismo cinese per riprendere a dirigere l'orchestra Xeneizes. Messi ovviamente è inamovibile, ci mancherebbe altro. La Pulce ieri si è soffermato sull'imminente mondiale, parlando senza troppi fronzoli di «ultima occasione per molti di noi. Se non diventeremo campioni in Russia tutti ci chiederanno di lasciare la Nazionale. È complicato non pensarci. Arrivare in finale e sollevare quella coppa è tutto ciò che desidero e che continuo ad immaginare. In qualsiasi parte del mondo c'è chi spera che l'Argentina diventi campione per me. Tutto questo è impressionante».

Non sarà un'impresa facile salire sul tetto del mondo e non solo per la concorrenza agguerrita. L'Argentina che sarà costretta a lasciare a casa in vista della campagna di Mosca qualche pezzo pregiato d'attacco, scoppia di salute anche a centrocampo (Banega, Di Maria, Biglia e Perotti tra gli altri), ma ha grossi limiti in difesa. Sampaoli punta tutto sull'eterno Mascherano, che è andato a raccogliere l'ultimo contratto milionario della carriera nell'Hebei China Fortune. L'altro gendarme, Nicolas Otamendi, lotta nel City con il francese Laporte per una maglia da titolare, così come Rojo nello United e Funes Mori nell'Everton. Mercado del Siviglia non è un fulmine di guerra e anche il romanista Fazio paga qualcosa sotto il profilo della rapidità. Sulle corsie esterne Nicolás Tagliafico è un buon martello nell'Ajax, ma il livello del torneo olandese non è certo eccelso. A destra trovare un nuovo Zanetti sembra roba da fantascienza e dalle parti di Buenos Aires c'è persino qualcuno che invoca il ritorno di Gino Peruzzi, una toccata e fuga nel Catania, oggi tesserato per il Nacional di Montevideo.