Icardi, Montolivo, Maldini: tempi duri per i capitani La curva: «Maurito non esiste più»

Tony Damascelli

Non ci sono più i capitani di una volta. Fascia al braccio e gagliardetto in mano, bandiere della squadra, icone storiche, sacre, intoccabili. Fine delle leggende. Resistono, come soldati giapponesi, un paio di eroi, Francesco Totti non è l'ottavo re di Roma ma è l'imperatore, è Cesare Augusto, se Daniele De Rossi era stato battezzato capitan futuro, Totti è capitan passato, presente e futuro anteriore ed eterno. Idem come sopra per Gigi Buffon che, dopo la qualunque delle papere, viene difeso dai suoi tifosi più che dai suoi colleghi di reparto, spesso incerti come lui medesimo.

Il resto? E' polvere, è contestazione. Mauro Icardi è la conferma ultima, i gentiluomini curvaioli lo hanno sfasciato, via la fascia, non lo riconoscono più come capo dell'Inter in campo. La Wanda resta in silenzio, la capitana di casa è lei e nessuno oserebbe fischiarla, semmai in altro senso. Poi c'è Montolivo, oggi acciaccato ma soprattutto pieno di lividi per gli insulti e le macumbe non degli avversari ma proprio dei suoi sedicenti tifosi milanisti, perché la colpa del Riccardo è che, come già cantava Giorgio Gaber, non è di grande compagnia, in verità il testo aggiungeva ma è il più simpatico che ci sia, nemmeno quello, Montolivo non se lo fila nessuno come capitano, la curva rossonera ha altri idoli in memoria, soltanto Franco Baresi è la storia vera, poi basta; Paolo Maldini non ha meritato nemmeno lo straccio di una partita di addio ma soltanto insulti, la riconoscenza è un sostantivo in fase di estinzione.

A Roma c'è il caso di Lucas Biglia, imprevedibilmente capitano di una squadra, la Lazio, nella quale il capo è uno solo, non certo per i tifosi, sta seduto in tribuna, Claudio Lotito, il resto è cornice. E non è il caso di dimenticare quello che accadde a Palermo con Sorrentino, portiere e capo dei rivoltosi nei confronti dell'allenatore Ballardini.

Capitani poco coraggiosi per i codardi di curva e zone attigue, gente che non rappresenta il gruppo come, invece, capita sugli spalti ai capi branco, a quelli che stanno di spalle al gioco e incitano la ciurma. Per quelli lì, dunque, Icardi, Montolivo, Maldini, sono tutta roba cattiva, gramigna. Se dovessi cercare il pelo nel pallone anche Javier Zanetti aveva la fascia al braccio come onore al merito ma il capo vero dell'Inter grandiosa è stato Cambiasso, o anche Materazzi, gente che sapeva farsi amare e rispettare, non soltanto dalla curva ma dai sodali di spogliatoio. Totale: a parte la pasta, quella del capitano è una storia che non va più di moda.

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