Juve, c'era una volta il vivaio Atalanta

Da Scirea a Vieri. Talenti sulla Bergamo-Torino Ora è diverso, la Signora deve bussare per Kessié

di Tony Damascelli

Bei tempi, per la Juventus, quando a Boniperti bastava una telefonata al suo collega bergamasco Bortolotti per prelevare un calciatore dell'Atalanta, promessa del calcio a venire, ribadendo una tradizione, la banca di Bergamo filiale di quella centrale di Torino. Ancora prima, nel dopoguerra, Mari, Manente, Karl Hansen, Dino da Costa. Poi l'era bonipertiana, segnati da Gaetano Scirea e Antonio Cabrini, per dire, Titti Savoldi e Osti, Tavola e Zaniboni, Fanna e Marocchino, Prandelli e Pacione, ahilui, o quel Musiello preso dal presidente della Juventus soltanto perché aveva segnato un gol al Torino, odiato a prescindere dal capo bianconero. Altre figurine made in Bergamo, Tacchinardi e Soldà, Magrin, erede, si fa per dire, di Platini, Mirkovic e i pezzi da novanta, Montero, Inzaghi, Vieri. L'ultimo è stato Padoin, il gregario di lusso.

Si potrebbe definire joint venture ma quella tra Boniperti e Bortolotti si interruppe con la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Furono luci a San Siro, dunque Donadoni finì al Milan e quelli di Torino misero il broncio. Fino a un certo punto, perché, come elencato, sono arrivati campioni grandi, due attaccanti di razza assoluta come Vieri e Inzaghi su tutti mentre altri affari vicini alla conclusione sono sfumati per bizzarria di qualche interprete, un esempio? Morfeo che chiese alla Juve la garanzia di essere titolare, dunque mettendo in discussione il ruolo che apparteneva a Del Piero. L'uruguagio Montero, invece, era già in casa dell'Inter, con il suo procuratore Pasqualin, quando venne dirottato, letteralmente, a Torino.

Storicamente Juventus-Atalanta è stata una partita affettuosa, a Torino più che a Bergamo in verità là dove una domenica il foglio «Nerazzurro» distribuito gratuitamente agli spettatori venne offerto in tribuna d'onore anche a Boniperti il quale avvampò nelle gote leggendo il titolo di prima pagina «Arriva la Juve, occhio all'argenteria!». Tralascio reazioni, commenti e vendette.

Dunque oggi è altra storia, anche la Juventus deve stare attenta alla propria argenteria perché l'Atalanta è bella fresca, giovane molto italiana, dunque con la testa sgombra dalle paranoie che complicano la vita a molti foreign players e la Juve ne sa qualcosa. Sfida tra ex socie in ditta ma con un nuovo affare sussurrato, Kessié è l'ultimo oggetto di desiderio di Marotta e Paratici, è un ivoriano che sa fare in mezzo al campo tutto quello che gli attuali bianconeri componenti il settore se lo sognano. Ma Percassi è un imprenditore che non ha bisogno di una semplice telefonata, e nemmeno di denari, il suo fatturato va verso i cinquecento milioni, le sue aziende volano, in qualunque settore e anche l'Atalanta si è adeguata alla tendenza. Non basta nessuna telefonata, occorre una trattativa e in campo occorrono gambe e cuore.