Ma con l'acqua alla gola sono anche Brescia, Varese, Monza e Reggina

Una crisi senza fine, destinata a tormentare anche club con storia e tradizione centenaria. Se in Italia il numero di imprese fallite nei primi nove mesi del 2014 supera le 11mila unità (fonte Cribis D&B, società specializzata nella business information), il sistema calcistico italiano non è immune da questo vortice negativo. Non ci sono più soldi e lo si intuisce anche dalla situazione finanziaria dei nostri top club. Se tramite banche, imprenditori, cordate o sponsorizzazioni le grandi società riescono comunque a resistere, le cosiddette provinciali collassano, una dopo l'altra, in un inesorabile domino di fallimenti. Nel nostro Paese, tra il 2002 e 2014, oltre 110 società professionistiche, dalla quarta divisione in su, sono state escluse dai campionati. Analizzando le mancate iscrizioni, si contano più di 30 club falliti negli ultimi 5 anni. Un'enormità.

In ordine cronologico, l'ultimo caso preoccupante è quello che riguarda il Parma. Nonostante le smentite ufficiali del presidente Ghirardi, che non è riuscito a pagare parte delle adempienze retributive entro la scadenza del 15 novembre per mancanza di liquidità, i ducali hanno una situazione economica ai limiti del disperato (si desumono debiti per 30-40 milioni di euro). I tanti infortuni, la delusione per la mancata partecipazione all'Europa League conquistata a maggio sul campo (anche lì per ragioni finanziarie), l'ultimo posto in classifica con sole due vittorie in 13 giornate, hanno depresso un ambiente già angariato. Il Parma (fallito nel 2004 a seguito del crack Parmalat e poi rifondato) a febbraio riceverà una penalizzazione in classifica e a fine stagione, salvo acquirenti o clamorosi investimenti, potrebbe veder finire la sua gloriosa storia, proprio dopo aver festeggiato nel 2013 i 100 anni dalla fondazione.

Hanno l'acqua alla gola anche Brescia, Varese, Monza, Reggina, tutti club che ad agosto sono riusciti a iscriversi all'ultimo istante ai rispettivi campionati (Serie B e Lega Pro) e che si trovano a dover sanare condizioni indebitate. A Bologna, poi, nonostante il recente passaggio di consegne tra la proprietà di Albano Guaraldi e Joe Tacopina, devono ancora essere verificate le reali possibilità dell'imprenditore americano. La scorsa estate sono stati costretti alla resa club storici come Padova e Siena, mentre il Bari è stato salvato dopo il fallimento da un gruppo di imprenditori a cui fa da uomo copertina Gianluca Paparesta.

Da nord a sud, isole comprese, l'elenco delle imprese calcistiche fallite negli anni duemila è impressionante. Si va dal Venezia al Messina, dall'Ascoli alla Triestina, dal Mantova al Foggia. Squadre con decenni e decenni di professionismo alle spalle. Una palese crisi di sistema, che evidentemente non riesce più a reggere oltre 100 club professionistici, tra Serie A, Serie B e riformata Lega Pro e che, senza le opportune correzioni, è destinata a mietere nuove blasonate vittime.