L'altalenante Pogba nella Juve che fa flop

Blanchard: "Le ho fatto gol, ma a maggio ero a Berlino a tifare bianconero"

Il numero più ricorrente è il cinque. Che a scuola indica l'insufficienza: stesso voto che al momento, volendo essere magnanimi, meriterebbe la Juventus. Cinque partite giocate in campionato, dunque: altrettanti punti, così come i gol segnati e quelli subiti. C'è anche una partita di Champions da tenere in considerazione, verissimo: tre punti portati a casa da Manchester, vera gloria o no poco importa al momento perché è in campionato che la Signora balbetta. Dopo di che, quella contro il City al momento ha rappresentato una bella parentesi. Aguero e compagni hanno peraltro poi perso tra le mura amiche pure contro il West Ham: succede, l'importante è che non ricapiti. Il problema è che invece ai campioni d'Italia è già successo più volte di incepparsi in casa propria: mai successo da quando c'è lo Stadium, ora invece preso d'assalto da truppe nemmeno troppo attrezzate. Ci hanno banchettato l'Udinese (unici tre punti conquistati finora), il Chievo e il Frosinone. Addirittura, per i ciociari si è trattato del primo punto in A: applausi a loro, fischi ai bianconeri. Di più: l'autore del gol, Blanchard, è uno juventino doc: «A maggio ero in curva a Berlino con la faccia dipinta di bianconero per la finale di Champions: ora sono qui a gioire per una rete segnata proprio alla Juve...».

Spaesati, spenti e ora un pizzico impauriti visto che domani, a Napoli, ci si gioca di nuovo parecchio. Inutile pronunciare la parola scudetto: l'Inter è a +10 e basterebbe già questo dato per non andare oltre. Il problema però è altro, trattandosi di una squadra ancora senza identità: mancano Marchisio e Khedira in mezzo al campo, certo, ma risulta strano immaginare che professionisti di tal livello necessitino di una «guida anziana» per capire che gli ultimi minuti di una partita ancora sull'1-0 vadano affrontati con maggiore attenzione. Allegri ha citato «l'inesperienza e la gioventù» come concause di risultati non all'altezza: ci sono però anche i tanti (troppi) infortuni subiti, c'è un turnover che non ha portato i risultati sperati, ci sono il rebus Dybala (per il tecnico è una prima punta: perché allora spendere 40 milioni, avendo già Mandzukic, Morata e Zaza?) e un Pogba a corrente alternata, c'è una difesa non più ermetica (zero gol presi l'anno scorso di questi tempi) e un attacco poco incisivo senza Morata. E poi c'è la mancanza di cattiveria agonistica che negli anni scorsi aveva contraddistinto i bianconeri: fatto sta che da 45 anni la Juve non partiva così male (stagione 1970/71) e che un eventuale ko a Napoli avrebbe il sapore di una resa anticipata, anche se Allegri è quasi abituato alle partenze lente. Tanto per spargere un po' di ottimismo, va per esempio ricordato che nella stagione 2010/11 - terminata con lo scudetto - il Milan raccolse 5 punti in 4 partite: e il campionato dopo, vinto proprio dalla Juve, i rossoneri partirono come la Juve odierna (5 punti in 5 partite) chiudendo poi secondi. «La Juve ha dimostrato di essere una grande squadra contro il City - ha detto ieri John Elkann -. Bisogna affrontare tutte le partite con la giusta concentrazione». Parola al campo.