L'Argentina rifiata, ma resta presuntuosa e impaurita

L'Argentina sta bene. Maradona sta bene. Non è successo nulla. Ci siamo sbagliati tutti. Fake football, notizie false, invenzioni giornalistiche, l'albiceleste prosegue tranquilla la sua marcia mondiale, Sampaoli è un buon allenatore, Mascherano una brava persona, Caballero ha goduto di un giorno di riposo. Dunque balli, canti e asado per tutti, fino a notte tarda, per la fiesta con parenti e amici. Capita a noi latini, scoprire la gioia quando abbiamo il passaporto della morte tra i denti, ecco il risveglio, ecco la rinascita. L'Argentina sa benissimo che le cose non stiano proprio così, come il minculpop vuole dire e dimostrare. Il campo dice altro, la cancha ribadisce il vizio di undici uomini che non fanno squadra ma cercano l'episodio legato all'artista, Lionel Messi e basta. Il resto vive di rendita. Aveva ragione Gianni Brera quando definiva gli argentini come italiani che sanno parlare spagnolo ma credono di essere inglesi. Vivono sulla loro isola, incontaminata per presunzione, tossica per realtà, si considerano depositari del football più dei nemici brasiliani. Ma il totale di questa mondiale presenta una cartella clinica ancora preoccupante. Il fotogramma di Sampaoli che chiede autorizzazione a Messi per l'innesto di Aguero conferma che il tecnico ha paura di sbagliare e si mette nelle mani, oltre che nei piedi, del suo fenomeno, in crisi pure lui per motivi che soltanto le stelle possono capire. Ieri Messi sorrideva, la promozione è stata sangue per il suo corpo malinconico come un tango o una milonga (per Borges il primo era decisamente più mesto!). Ora c'è da pensare alla Francia, l'aperitivo è stato fornito dall'incontro tra Macron e Bergoglio, una corrente di pensiero ritiene che gli argentini siano anche i francesi del sudamerica così come i francesi siano, con i loro profumi e i loro tombeurs de femmes, gli argentini d'Italia. Su Diego Armando Maradona ci sarebbe poi da ricordare un dato niente affatto marginale: il Peluso è in Russia ospite della Fifa da cui è accreditato in tribuna autorità. Qui si comporta come un ultra qualunque, il gesto volgare di ieri fa parte del personaggio ma non del ruolo ufficiale di consulente del presidente Gianni Infantino. Non credo che la Fifa possa prendere provvedimenti nei confronti dell'ex campione, se si trattasse di un comune cittadino spettatore sarebbe stato già allontanato dallo o dagli stadi ma l'idolo è intoccabile. Se non da se stesso, purtroppo per lui e per la sua storia.