Lazio, Lotito chiama l'esorcista per uscire dalla crisi

Claudio Lotito ha chiamato un prete per benedire campi e spogliatoi di Formello con l'acquasanta ma non è il primo nella storia del calcio a scegliere riti scaramantici

Un'esorcista a Formello, ecco la trovata di Claudio Lotito per invertire la rotta della Lazio.

Non è sicuramente un bel periodo per la Lazio dopo l'eliminazione in Europa League contro il Siviglia e i tanti infortuni che hanno colpito la rosa di Simone Inzaghi. Il patron Lotito sembra però aver trovato un rimedio per superare la crisi di risultati dei biancocelesti, un prete con pratiche di esorcismo, che venerdi prima dell'allenamento come rivela Il Messaggero ha ''purificato i campi e gli spogliatoi con l'acquasanta''. Martedì nella sfida di Coppa Italia contro il Milan si scoprirà se questo rituale avrà avuto successo o meno.

Il ricorso a pratiche scaramantiche nel mondo del calcio non è una novita ma spesso ha dato vita agli anedddoti più incredibili. Basta ricordare al presidente nerazzurro Ernesto Pellegrini, da sempre devoto alla Madonna in un periodo di crisi mandò tutte le maglie a Lourdes e l'Inter, tredicesima in campionato riuscì a conquistare la Coppa Uefa.

Rigidi rituali anche per gli allenatori, come la boccetta donata dalla zia suora a Giovanni Trapattoni. Il Trap ne versava qualche goccia sul prato davanti alla panchina nei momenti decisivi ma non bastò a esorcizzare l'arbitraggio di Byron Moreno contro la Corea del Sud. Oppure le manie dell'allenatore russo, il colonnello Valerij Lobanovskij, che pretendeva che nella sua Dinamo Kiev nessuno avesse la maglia numero 13, nessuna donna salisse sul pullman della squadra e che nella rosa ci fosse sempre un calciatore con i capelli rossi.

Molto efficaci sono stati invece i dolciumi: la torta Paradiso che Javier Zanetti faceva preparare alla moglie Paula prima delle partite dell'Inter del Triplete, ma anche i biscotti Plasmon che Pippo Inzaghi mangiava prima di uscire dagli spogliatoi con la maglia del Milan di Carlo Ancelotti, sempre un pacchetto lasciando però due biscotti.

La scaramanzia non lascia scampo neppure alle maglie e ai numeri. Gigi Riva si ruppe una gamba l'unica volta che lasciò la sua maglia numero 11 per indossare la 9 della Nazionale. Pelè invece regalò la sua maglietta a un tifoso, ma dopo aver giocato male le tre partite successive lo andò a cercare e se la fece restituire. In fondo come recita il film: ''Non è vero ma ci credo''.