L'inchiesta di Cremona ha i suoi buchi neri: perché Gattuso non è mai localizzato?

Milano Altro che Grande Fratello. Per incastrare Rino Gattuso, se davvero il grande «Ringhio» era la pedina degli scommettitori nello spogliatoio del Milan, sarebbe bastato schiacciare qualche tasto di computer. In questo modo la Procura di Cremona avrebbe scoperto dove si trovava Gattuso negli istanti chiave dell'inchiesta, quelli in cui secondo i pm trafficava con gli emissari del clan. Ma questo accertamento non è stato fatto. Eppure Gattuso è stato incriminato per associazione a delinquere finalizzata alla frode, perquisito, sbattuto in prima pagina. Gli investigatori si sono dimenticati di farlo, quell'accertamento? O lo hanno fatto, e si sono dimenticati di indicare il risultato nei loro rapporti, perché si scopriva che Gattuso era da tutt'altra parte, e l'accusa conto di lui avrebbe iniziato a imbarcare acqua?
L'accertamento è quello che i tecnici chiamano localizzazione. Gioco da ragazzi. Si individua un telefono cellulare, e da quel momento in avanti si è in grado di accertare dove si trovava l'apparecchio mentre veniva usato per parlare, per navigare, scambiare sms, o semplicemente restava acceso. La prima volta che il numero 3356230*** di Gattuso compare nell'inchiesta è il 20 febbraio 2011, quando alle 11,34 Francesco Bazzani detto «il Civ», arrestato l'altro ieri, manda un sms a «Ringhio». Non si sa cosa dica l'sms, ma si sa che Gattuso si guarda bene dal rispondere. I poliziotti localizzano Bazzani vicino a Verona, ma non Gattuso. Dov'è, in quel momento, Gattuso? Boh.
Ma da quell'sms la polizia parte per ricostruire a ritroso tutti i contatti tra Gattuso e Bazzani. «Nel periodo oggetto di indagine - si legge nell'ordine di custodia - Bazzani aveva intrattenuto tredici contatti con l'utenza in uso al calciatore». Detto così, sembra che il capo dei truccapartite e Gattuso si siano parlati tredici volte. Invece sono solo sms. E, soprattutto, è sempre Bazzani che scrive, Gattuso non risponde mai. Stalking, più che complicità.
Ma il peggio arriva a pagina 128 dell'ordinanza. In una tabella si riportano i «contatti Bazzani-Gattuso» tra il gennaio e il maggio 2011. Sette sms, e anche qui a senso unico: dal «Civ» al giocatore. Per ogni contatto, la polizia indica puntualmente la «cella» telefonica, il ripetitore, agganciato in quel momento da Bazzani. Ma non indica mai dove si trovi in quel momento il cellulare di Gattuso. Perché? Eppure, in almeno due occasioni, sarebbe importante: l'1 marzo e il 19 maggio, il «Civ» è a Carnago, nei pressi di Milanello, il centro sportivo del Milan. In entrambe le occasioni l'ordine di custodia ipotizza che prima o dopo avergli inviato l'sms (anche in questi casi senza avere risposta) Bazzani abbia incontrato Gattuso: «non vi è dubbio che il Civ si è recato personalmente presso il centro sportivo in argomento e che, verosimilmente, abbia potuto incontrare tanto Pipieri che Gattuso, ragionevolmente presenti in loco». Ci sono due avverbi cui va prestata attenzione: «verosimilmente», «ragionevolmente». Ipotesi, insomma. Per essere sicuri che Gattuso fosse davvero lì, bastava schiacciare i tasti del computer, scoprire a quale cella fosse agganciato il suo telefonino. Ma non è stato fatto. O, almeno, nell'inchiesta non ce n'è traccia.

Commenti

cicero08

Ven, 20/12/2013 - 10:22

Ancora parallelismi su calciopoli: Paparesta padre titolare di una scheda svizzera dice sotto giuramento che da quella scheda non ha mai parlato o tentato di contattare Bertini. Ma da quella scheda scaturiscono una trentina di telefonate ad altra scheda svizzera asseritamente attribuita a Bertini che l'avrebbe usata una quarantina di volte per tentare di parlare cpn Moggi prima di un Juve/Milan. Quante sono le cose che non tornano? Moltissime, a cominciare dal fatto che a Paparesta padre non è stata contestata la falsa testimonianza... E Bertini è stato condannato.