Magra consolazione: la Svezia non è scarsa

Prima l'Olanda e l'Italia, ora i tedeschi. L'«ammazzabig» vince senza Ibra

Prima l'Olanda, poi l'Italia, adesso la Germania. Sulla strada del Mondiale 2018, chi trova la Svezia, torna a casa. Poco importa se in maniera diretta (come accaduto agli azzurri) oppure con la complicità di altri risultati. Della beffa coi tedeschi ai quinto minuto di recupero ora gli svedesi possono sorridere, la prestazione-monstre contro il Messico unita alla debacle coreana della Mannschaft, ha regalato agli uomini di Andersson un primo posto nel girone che alla vigilia nessuno si sarebbe azzardato a ipotizzare. Con il suo calcio essenziale, la Svezia entra tra le prime 16 del mondo.

Il talismano si chiama Ibrahimovic. Più parla, più i suoi ex compagni di squadra fanno bene. Senza di lui si sono qualificati ai Mondiali, e dopo il ko con la Germania, Ibra ha voluto punzecchiare affermando che «con me sarebbe andata meglio». La risposta è stata la demolizione del Messico, squadra fin qui quasi perfetta, eppure schiacciata dal primo all'ultimo minuto dal blocco di granito gialloblu. L'ormai famosa rete di Kroos sembra aver fatto più male ai messicani (senza quel gol sarebbero stati automaticamente qualificati), visto che nel primo tempo le palle gol create sono state il doppio rispetto a quelle della «Tricolor».

Sono però i dettagli a far capire quale tra le due squadre in campo è mentalmente più solida. La Svezia arriva prima su ogni pallone e anche gli episodi sono tutti a suo favore, come la svirgolata di Berg che si trasforma in involontario assist per Augustinsson, reattivo nel freddare Ochoa. Poi Moreno stende lo scatenato Berg con una scivolata assurda e Granqvist non sbaglia dagli undici metri. Infine il comico autogol di Alvarez: svirgolata, palla sulla coscia e da lì in rete.

Il Messico aveva perso solo 2 partite delle ultime 19 disputate nei gironi mondiali. La Svezia vince con merito il Gruppo F, fedele alla propria filosofia: delle 5 reti segnate, 3 sono arrivate da difensori, una su autogol, due su rigore. Tutti per uno, uno per tutti, con buona pace di Ibra. E di chi continua a sostenere che bastava avere in campo Insigne per batterli.