Mondiali 2026, Usa, Messico e Canada uniti per vincere la concorrenza

Presentato a Manhattan il progetto per ospitare l'edizione 2026 dei mondiali, che sarà a 48 squadre, la più grande di sempre. Fra i testimonial la vecchia conoscenza "italiana" Alexi Lalas

Se la politica divide, il calcio unisce: le federazioni di Stati Uniti e Messico, insieme a quella del Canada, presenteranno la loro candidatura unitaria per ospitare i mondiali del 2026. L’annuncio è arrivato da New York, dove gli esponenti del calcio dell’area Concacaf si sono riuniti per illustrare il loro progetto per accogliere quella che sarà (con addirittura 48 squadre) l’edizione più ampia dei campionati del mondo di calcio. L'iniziativa ha raccolto già un testimonial d’eccezione, la vecchia conoscenza del calcio italiano degli anni '90 Alexi Lalas.

Secondo il progetto, sulle ottanta gare in programma, la maggior parte sarà disputata negli Stati Uniti. In Usa, dovesse essere approvata la candidatura e il programma annesso, si giocheranno sessanta partite. Le altre venti saranno equamente distribuite fra Canada e Messico, dieci a testa. Una soluzione che farebbe felici tutti. Per i messicani, come ha detto il presidente della Federacion Mexicana de Futbol Decio de Maria, sarebbe l’occasione per diventare l’unico Paese al mondo a potersi vantare d’aver ospitato per tre volte un’edizione dei mondiali: “Dovesse accadere, saremmo orgogliosi di accogliere tutti a braccia aperte”.

Per i canadesi, invece, sarebbe il modo giusto per entrare a far parte, finalmente, del club dei Paesi organizzatori: “Siamo l’unica nazione del G8 che, nonostante i successi nel calcio femminile e in quello giovanile, non ha ancora ospitato un’edizione dei mondiali”, ha ricordato Victor Montagliani, presidente della Canadian Football Association e della Concacaf, che riunisce tutti i movimenti calcistici tra l’America del Nord e quella centrale.

La posizione degli americani punta a sottolineare gli allori e i successi delle passate edizioni delle manifestazioni calcistiche ospitate da Stati Uniti, Canada e Messico. Sunil Gulati, presidente della Us Soccer Federation non ha dubbi: “I nostri Paesi hanno dimostrato, singolarmente, delle eccezionali capacità e abilità nell’organizzazione e nell’ospitare eventi di importanza mondiale. Non c’è dubbio che se le nostre tre nazioni si metteranno insieme, come speriamo che accada nel 2026, riusciranno a creare un’esperienza eccezionale al servizio del calcio, dei suoi campioni, dei tifosi e di tutti i nostri partners”.

La decisione ufficiale della Fifa sulla sede dei mondiali 2026 arriverà fra tre anni, nel 2020.

Intanto c’è già un testimonial che si sta battendo perché il grande calcio torni in Nord America. È l’ex difensore del Padova Alexis Lalas, che da noi è stata poco più di una simpatica meteora ma che negli Stati Uniti è considerato tra i pionieri del calcio. Su twitter l’ex calciatore, oggi dirigente e commentatore sportivo, ha spiegato di essere onorato di essere stato presente alla “grande giornata” celebratasi a New York e si sta spendendo attivamente affinché il progetto vada in porto.