Mr Li indagato per falso in bilancio

Per la Procura avrebbe mentito sulla propria solidità finanziaria

Milano Nella stessa giornata che segna il ritorno del Milan nelle coppe europee, grazie alla sentenza-ribaltone del Tas, un altro tassello si aggiunge al complesso puzzle delle vicissitudini societarie rossonere. La Procura della Repubblica di Milano indaga per false comunicazioni sociali Li Yonghong, l'imprenditore cinese che aveva rilevato da Fininvest il pacchetto di controllo del club rossonero, e manda la Guardia di finanza a frugare nelle sedi del Milan e dei colossi della finanza che nei mesi scorsi avevano garantito la piena solidità economica del cinese. Tra le società che ricevono la visita delle Fiamme Gialle - oltre a Lazard e Deloitte - c'è anche Rotschild, la banca d'affari inglese nel cui board siede Paolo Scaroni, dato come prossimo presidente del Milan.

L'inchiesta condotta dal pm Paolo Storari parte da un dato di fatto recentemente acquisito in Cina: la sentenza di fallimento delle principali holding di «mister Li», i due fiori all'occhiello del suo (presunto) impero. Dalla sentenza cinese la Procura si è convinta che Li mentisse quando nel 2017 integrò con una nota il bilancio 2016 del Milan e quando all'inizio di quest'anno diramò un comunicato: in entrambi si affermava una solidità aziendale poi smentita dalla lunga serie di inadempienze contrattuali, conclusa con il mancato versamento di 32 milioni e l'approdo del Milan nelle mani del fondo americano Elliott.

Nel gennaio scorso, i legali della Fininvest - dopo una serie di indiscrezioni di stampa sulla trasparenza dell'operazione di cessione - avevano consegnato al procuratore capo Francesco Greco le certificazioni di Lazard e Rotschild sulla solidità di mister Li. «Non abbiamo riscontrato nulla di pregiudizievole - scriveva Lazard - mister Li Yonghong dispone di adeguate risorse finanziarie per realizzare l'operazione». L'ipotesi della Procura di Milano ora è che anche le società di consulenza siano state tratte in inganno dalla documentazione fornita dall'imprenditore.

Li Yonghong risponde del reato previsto dall'articolo 2622 del codice civile, «false comunicazioni sociali delle società quotate»: il Milan non è in Borsa ma la norma si applica anche a chi abbia realizzato operazioni internazionali come i bond collocati dal «Diavolo» alla Borsa di Vienna e sottoscritti interamente da Elliott.