Non c'è più sfida, non c'è più corsa. Ha realizzato il sogno di essere libero

Nico e una scelta che costa: scendere dalla vetta e vivere come noi

Difficile non è scalare una montagna, ma arrivare in cima e non trovarci nulla. Quello che resta qualche volta è un vuoto che non sai riempire, proprio lì sotto il cuore e poi ristagna dalle parti dello stomaco, come una allegra malinconia, come se tutto quello che accadrà non potrà più essere uguale. Nico spera che la notte di Abu Dhabi non finisca mai. Non pensa, sorride, si scatena, brinda, beve, abbraccia tutti, quando arriva l'alba non smette di festeggiare, guarda il padre Keke negli occhi e si sente un po' più vecchio, e si specchia. Ora è proprio come lui. Non sente più quell'ombra che per tutta la vita lo ha accompagnato. Un'ombra da inseguire e da cui fuggire. È tempo di essere se stessi. Sono le nove meno un quarto di un mattino aperto all'orizzonte. Gli ultimi ospiti se ne sono andati. Bacia sua moglie, ancora come se fosse la prima volta. Sente le gambe stanche, rilassate e prima di chiudere gli occhi si lascia uno spazio bianco per guardare al futuro. Non sa cosa ci sarà, ma sicuramente avrà un sapore diverso.

È in quell'attimo che Nico Rosberg deve aver immaginato per la prima volta di scendere per sempre dalla Mercedes, dalla sua freccia argentata. Lo dice lui: vincere il mondiale di Formula 1 è come arrivare sulla cima della vetta. Anzi di più, andare oltre la luna. Come Astolfo che a cavalcioni sull'ippogrifo va a raccogliere il senno perduto di Orlando. È come pensare di ritrovarsi e invece perdersi, di nuovo. Cosa c'è al di là del sogno? Quando lo hai realizzato, quando è avvenuto, quando non è più qualcosa verso cui tendere, giorno dopo giorno, fin da bambino, scommettendo, faticando, maledicendoti, con la paura di essere uno dei tanti che è rimasto a un passo dalle proprie ambizioni, come un'ossessione che ti brucia l'anima e la pelle, con la sconsideratezza di mettere sul piatto tutto quello che hai, amori, affetti, figli, la tua stessa vita, regalando istanti, ore, mesi, anni, momenti, stagioni a quell'unico obiettivo, sfidando il tuo ex amico e ora rivale lungo ogni piega dell'asfalto, per capire fino a che punto sei bastardo quanto lui, e poi alla fine di tutto questo farti la più insidiosa delle domande: e adesso cosa mi resta? Il sogno non è più sogno. È realtà. È definito, impacchettato, vissuto e puoi essere fiero e felice di te stesso. Solo che di quel vuoto che resta non sa più cosa farne.

Non importa che il sogno sia grande o sia piccolo, quotidiano o straordinario, breve, lungo, divino o mortale. La sua fine è qualcosa di maledettamente umano. Può essere un amore, un lavoro, un viaggio, una macchina, una casa, un mondiale, una maratona da finire o solo partecipare a un'olimpiade. È qualcosa che può capitare, più o meno a tutti. È la risposta che cambia. C'è chi quel vuoto cerca di riempirlo subito con un nuovo sogno e chi pensa che i sogni non finiscono mai. C'è un'altra vetta, c'è un'altra meta o ci sono le stesse cose da collezionare all'infinito, perché dopo un uno c'è un due, un tre, un quattro. C'è chi pensa che il sogno sia diventare il più grande di tutti, di ogni tempo. Chi si preoccupa di marcare nel modo più profondo possibile l'orma del suo sogno, non una traccia leggera, ma un passo leggendario e pesante. Chi come Valentino Rossi si è fermato a nove e vuole assolutamente smettere a dieci. Il sogno può diventare un veleno, una droga, qualcosa che non puoi smettere di bere, perché non sai vivere senza, perché i sogni di gloria sono come il potere. Non ci rinunci. Non ce la fai a sentirti mortale.

Nico ha fatto una scelta difficile. Fermarsi. Stop. Spezzare la bacchetta, svestirsi della magia. Come Prospero nella Tempesta di Shakespeare. Perdonare e perdonarsi. «I miei incantesimi sono finiti e solo mi restano le mie forze, piuttosto scarse, per la verità». Prospero libera gli spiriti e prega di essere liberato di tutti i suoi artifici, del suo talento, dei suoi poteri. Non ha più incantesimi da fare o mondi da immaginare. Vuole solo essere libero. Come un comune mortale. Non c'è più sfida, non c'è più corsa. C'è la vita.

Commenti
Ritratto di wilfredoc47

wilfredoc47

Sab, 03/12/2016 - 11:26

Troppo stress, non ne ha più. Fa bene, per quello che è diventata la F1!