Ora "Podemos". Gli azzurri già über alles

Podemos? Sì lo abbiamo fatto, è stato possibile. Ecco l'Italia. L'Italia data per dispersa, moribonda, modesta, mediocre. E poi appare l'Italia vera, che sa lottare, sa soffrire, sa vincere contro chiunque, spiazzando tutti, si desta, si rialza e riempie di gioco e di orgoglio il pomeriggio di Parigi. Vittoria nitida, lucida, di smalto azzurro, spagnoli toreati, donchisciotteschi.

Ha vinto Antonio Conte, ha vinto la sua fame di football, ha vinto il sistema di fare gruppo e poi squadra, ha vinto lo spirito di saper trovare nella difficoltà la chiave per combattere anche la sfortuna. Scopriamo il sapore dolcissimo della vittoria quando tutti ci davano e ci davamo spacciati, oltre il cuore c'è anche il cervello, c'è la fatica e c'è la ragione. Parigi val bene un trionfo.

E che nessuno dica o scriva che abbiamo giocato con lo stile tipico del football nostrano. No, l'Italia di Parigi ha offerto qualità, ha disegnato azioni, ha costruito occasioni continue, si è difesa mai con disperazione ma con l'intelligenza e i muscoli della sua linea difensiva, esaltata dal gol di Chiellini, dalle parate di Buffon, dall'energia di Barzagli e di Bonucci, sorretta dal resto dei suoi gregari, Pellé su tutti, con una elle in più nel suo cognome, come scherzano i sodali di spogliatoio.

Mandiamo fuori dall'Europa gli ex reali di Spagna che ci avevano avvelenato a Kiev, a Vienna, in altri siti ormai lontani e cancellati dalla prova di ieri.

Nulla è fatto, soltanto una partita ma è stata una lezione. Una lezione per chi ritiene Conte un allenatore da circuito interno, una lezione per chi pensa che soltanto con i campioni si ottengano risultati certi.

Adesso andiamo a fare i conti con la Germania campione del mondo. Un'altra impresa impossibile, un'altra partita già segnata nel risultato. Italia uber alles. Podemos, sì.