Paola Pigni, 70 anni da pasionaria dell'atletica italiana

Sei record mondiali, un bronzo olimpico, vera apripista del nostro sport femminile

Oscar EleniAlla piagnucolosa atletica italiana servirebbe una Paola Pigni, la pasionaria del mezzofondo che oggi compie settant'anni. Non è un caso se la sua carta preferita dei tarocchi era quella dell'imperatrice. Lo è stata questa milanese che ha cominciato sui 400 piani e ha finito con 6 record del mondo, dai 5000 (16'17"49) nel maggio 1969 quando la distanza era considerata inferno per le donne, a quello del miglio (4'29"5 nel maggio 1973), passando ancora per i 5000 (15'53"6), al favoloso 4'12"4 sui 1500 in una notte spettacolo all'Arena quando Milano riempiva le tribune per l'atletica, esplorando il calvario dei 10.000 (35'30"5 nel 1970 anno in cui se una ragazza superava i 1000 metri veniva già considerata fuori di testa) e chiudendo nel 1972 con il 9'09"2 nei 3000.Lei, allevata nella durissima scuola del liceo tedesco di Milano, in Gazzetta ne conobbero la personalità, era lei a fare la traduttrice parlando con la polizia, nella triste notte della tragedia del nuoto italiano quando cadde l'aereo della nazionale a Brema (28 gennaio 1966), era più di Peter Pan. Le piacevano le isole che non c'erano. Lo sapeva il compianto professor Arcelli che ha fatto tanto per lo sport italiano, dall'atletica al calcio, sua prima «vittima» in campo quando cercava di dominarla venendo dominato, lo ha scoperto poco dopo il professor Bruno Cacchi, arrivato a Milano per allenare la grande Pro Patria di Beppe Mastropasqua, che è diventato anche suo marito e compagno nelle esperienze federali romane. Sfidava gli uomini su distanze proibite. Li batteva spesso. Bronzo olimpico sui 1500 a Monaco 1972, stessa medaglia vinta nell'europeo di Atene 3 anni prima quando l'Italia venne salvata da lei. Due mondiali di cross, il terreno fangoso che la esaltava, 19 titoli italiani per questa pasionaria che pesava 55 chili, se si ricordava di mangiare e non rimuginare la notte dopo una sconfitta, il suo vizio, tormento che poi diventava quello degli altri. Il suo mentore è stato anche il grande giornalista Alfredo Berra che sapeva stimolarla, quante telefonate finite spesso in bufera, e gratificarla.Nel nostro viaggio dentro lo sport, quell'atletica italiana, illuminata da Paola Pigni, Ottolina, Ottoz, Frinolli, Morale, Del Buono, Arese, dai grandi allenatori come Oberweger, il professor Calvesi, lo stesso Vittori, fu palestra difficile, ma anche università della vita. Le dobbiamo tanto, come a tutti i campioni della sua epoca, le abbiamo voluto bene anche se spesso sembrava un capricorno prepotente, nemica del caos, amante della fatica e delle imprese impossibili. Tanti auguri Paola. Hai fatto la parte più difficile nella storia dello sport femminile italiano.

Commenti
Ritratto di depil

depil

Gio, 31/12/2015 - 07:33

era un mito, ma io l'avevo dimenticata. Grazie per l'articolo