Il presidente federale: «La città ha fame di tennis L'amministrazione pubblica deve impegnarsi»

Angelo Binaghi richiama verso sera: «Mi scusi, ma ho avuto una lunga riunione con il presidente del Coni Malagò». Essendo stato il presidente della Federtennis uno dei grandi sponsor di Raffaello Pagnozzi come numero uno dello sport, ecco che allora scatta la curiosità: «Come va con lui, presidente?». «Rapporti ottimi: Malagò ha vinto meritatamente e ora stiamo lavorando in sintonia per lo sviluppo del Foro Italico e degli Internazionali. D'altro canto Giovanni oltre ad essere il capo di uno dei circoli più importanti d'Italia è anche un tennista...». In pratica: Angelo Binaghi, 52 anni, è al quarto mandato da numero uno del tennis. E sebbene sia giudicato - da buon sardo e non a torto - uomo poco incline al compromesso, non c'è dubbio che il momento storico sia dalla sua parte.
Presidente, il tennis italiano è donna.
«In realtà non del tutto. Abbiamo le nostre ragazze, fortissime, che ci hanno portato ancora una volta nella finale di Fed Cup. Ma anche i ragazzi stanno avendo buoni risultati».
Si dice sempre: manca il fenomeno.
«Le rispondo con quello che hanno fatto Schiavone e Pennetta fino a poco tempo fa e con quello che stanno facendo Errani e Vinci. Le sembra poco?».
Direi di no. Ma gli uomini però...
«Gli uomini stanno mettendo una buona base: Fognini con la semifinale di Montecarlo ha dimostrato di saperci fare e Seppi è sempre lì».
Mancano gli under 25...
«Questo è vero, ma è un fatto generazionale che non riguarda solo l'Italia. Però qualche nome c'è: Quinzi su tutti, ma dietro di lui Baldi, Donati e Napolitano. Tra le ragazze la Knapp e la Burnett stanno avendo buoni risultati ultimamente. Visto?».
E poi c'è Roma.
«Ah sì: per gli Internazionali abbiamo una prevendita a +25% e 6 milioni di incasso previsto. I biglietti per la finale maschile sono esauriti da tre mesi. Batteremo nuovi record, glielo dico io. E se solo il Comune ci avesse consentito di avere uno stadio grande il doppio, lo avremmo riempito».
A proposito di Comuni: parliamo allora di Fed Cup. Si gioca a inizio novembre, dove?
«Ecco, questo è il punto: le ragazze vorrebbero la terra rossa all'aperto, ma non è facile. A Reggio Calabria abbiamo già giocato, a Palermo nella semifinale con la Repubblica Ceca ci ha deluso l'affluenza del pubblico».
E quindi?
«Quindi noi avremmo un sogno: Milano. Però è un fronte aperto da un po' di tempo che non riusciamo a concretizzare».
Come mai?
«Guardi: abbiamo sempre trovato molta disponibilità a parole, ma nei fatti solo i privati sono stati concreti. Ad esempio: quando abbiamo incontrato il Cile in coppa Davis dovevamo andare lì, ma il Comune è stato vago e non ha neppure ribattuto all'offerta di Napoli, dove poi siamo stati a giocare. E si trattava di un investimento di 10-20 mila euro...».
Eppure a Milano...
«Eppure a Milano c'è fame di tennis, lo dimostra il successo delle due edizioni della Grande Sfida organizzate da Ernesto De Filippis, che sarebbe pronto a replicare per la Fed Cup».
Insomma: il Forum è il primo obbiettivo.
«Lo è, però ci vuole impegno, soprattutto da parte dell'amministrazione pubblica. Noi insomma siamo pronti, aspetto una risposta dal Comune».
A questo punto possibilmente vincente.