La quasi bellezza di essere a Rio

A Rio le olimpiadi in realtà non sono a Rio

Cose da Rio. A Rio ti sorridono sempre e se chiedi un'informazione ti dicono sorridendo di chiedere a quelli laggiù. Sono tutti estremamente gentili ma non ti dicono mai quello che cerchi. A Rio quando vai alla cassa parlano tutti tra loro così ti viene il dubbio se pagare non sia per caso un pensiero scostumato. A Rio non ci sono cartelli ed è anche per questo che chiedi informazioni. A Rio i tassisti si sentono tutti un po’ Senna e si sfidano nel traffico. A Rio al supermercato ti danno la doppia busta per paura che una si rompa e pensi che siano un po' pessimisti, quando ci torni ne prendi due per sano realismo, la terza ne chiedi tre perché hai capito che sono inguaribili ottimisti. A Rio è tutto vero quello che si dice alle spalle delle ragazze. A Rio si vendono le sigarette sfuse. A Rio, piove. A Rio la musica tradizionale è la house music. A Rio si vincono solo le medaglie che non ti aspetti.

A Rio le olimpiadi in realtà non sono a Rio. A Rio l'assessore all'urbanistica lo pagano per creare il traffico. A Rio ti viene nostalgia di quelle città senza traffico tipo Roma. A Rio si stupiscono perché non parli portoghese. A Rio dopo un po’ scopri che capiscono benissimo l'italiano perché per loro è identico al portoghese. A Rio cerchi in tutte le lingue di spiegare che cerchi un posto dove si compra roba da mangiare, con tanti scaffali divisi per merce, e finalmente dopo dieci minuti rispondono: ah il supermercato. A Rio il semaforo per le auto e quello per i pedoni sono verdi contemporaneamente, ma tanto tutti passano con il rosso e per rassicurarti ci sono cartelli con su scritto: attenzione ad attraversare perché si rischia la vita. A Rio anche se piove sono tutti vestiti come in spiaggia. A Rio ogni isolato è circondato dai muri e il varco è sempre dall'altra parte. A Rio di notte senti gli spari, ma non è festa. A Rio vedi bambini di notte coperti di cartone. Non per il freddo, ma per non farsi mordere dai topi.