Quelle bracciate fra cielo e acqua Solo Omero può raccontare Phelps

C ose da Rio. L'emozione di vedere nuotare Moby Dick o qualcosa che gli assomiglia. Quelle braccia che toccano il cielo e poi disintegrano l'acqua, come qualcosa di primordiale, come un mostro marino, come una rivelazione. Non è il numero delle medaglie. Non è il conto degli ori o il libro dei record. Sono quelle quattro vasche a farfalla che ti fanno toccare la metafisica, qualcosa che va oltre l'umano. Può un uomo davvero nuotare così? Ci vorrebbe la Bibbia o i canti di Omero per raccontarlo. È come se il presente aprisse le finestre del futuro per ricongiungersi al passato più remoto. E questa visione ti resterà per sempre e non smetterai mai di raccontarla. E sarai come quelli che hanno visto il passo del vento a Berlino nel '36 o la corsa della locomotiva a Helsinki nel '52 o la danza di Cassius Clay a Roma ' 60 o il 10 perfetto della Comaneci a Montreal '76 o ancora il primo dream team a Barcellona nel '92. Ma forse nessuno di loro in realtà è come lui. Non solo per le medaglie, non solo perché ne ha vinte più del leggendario Leonida, ma perché quando Emmanuel Kant ha immaginato il sublime aveva semplicemente sognato Michael Phelps.