Ricciardo, show e sorrisi Ferrari, podio senza festa

Effetto Mattiacci: «C'è da lavorare, non sono qui per i secondi posti» L'enigma: terzo Gp show di fila. Eppure dicono che la F1 non piace

Nostro inviato a Budapest

La vittoria di Ricciardo rende tutto e tutti più smiling e sorridenti e allegri e solari e verrebbe voglia di parlare solo di lui, del suo secondo successo, dello splendido doppio sorpasso nei giri finali su Hamilton secondo e Alonso primo. Di più: verrebbe voglia di raccontare come abbia ormai ridotto a brandelli l'autostima del suo compagno, di Vettel, un quattro volte di fila campione del mondo. Verrebbe voglia di dare un ceffone a tutti coloro che dicono che la F1 non è spettacolare, quando questa è invece la terza corsa di fila con duelli emozionanti. Verrebbe voglia di tutto questo, ma non si può. Perché c'è una Ferrari che solo una settimana fa era di emme e che ora sale sul podio, seconda e a lungo, come in un dolce sogno, persino prima. Una Ferrari che però non fa festa, che non sorride più di tanto, che nei gesti e nelle parole dei suoi uomini sembra quasi aver solo voglia di urlare a tutti forza via di qui, lasciateci lavorare, e poi non facciamo festa per un podio frutto di molte strane circostanze.

Queste: la pioggia prima del via, la confusione grande nella scelta delle gomme, due incidenti, due safety car, rimescolamenti, casini, piloti che si perdevano, piloti che rispuntavano. In mezzo a questo la Ferrari con una macchina di emme – così l'aveva definita Lauda pochi giorni fa - che dopo essersi fatta ridere dietro di sabato per i pasticci combinati in Q1 su Raikkonen, aveva deciso di osare di nuovo, di giocare di nuovo con la sorte. Stavolta montando tutti in macchina con Alonso, sperando che gli venisse una delle sue magie. Ovvero, corsa su due soste e 32 giri (sono 35 contando quelli fatti in qualifica) percorsi con lo stesso treno di gomme morbide che l'avevano piazzato in vetta.

Ecco perché Mattiacci nel dopo gara ha bloccato sul nascere qualsiasi entusiasmo: «Questa è una prova di carattere, ma appena a Maranello, ripartirò pensando a sabato, non al podio». Perché ci sono gli errori da non ripetere, «perché abbiamo sì dei punti di forza, ma dobbiamo risolvere quelli di debolezza anche se, ovviamente, questo podio dà morale. Però non voglio euforia per questo, non sono arrivato qui per essere felice di un secondo posto, gli obbiettivi sono altri. Tanto più pensando che questo risultato è frutto di condizioni particolari: clima, pista, di un livellamento dei valori in campo». Ed ecco perché Alonso più o meno fa lo stesso, profilo basso: «Sono davvero molto molto fiero del mio team» dice infatti lo spagnolo, «perché il podio è stata una piacevole sorpresa, ma abbiamo davvero vinto una scommessa, ci siamo presi un grande rischio, puntando addirittura alla vittoria». Per la verità, poi gli scappa anche un sacrosanto «sono molto felice, sa quasi di vittoria questo secondo posto». Ma è solo un attimo, Mattiacci è altrove, non può neppure sentirlo, magari sgridarlo per questo eccesso di entusiasmo. Non lo sente neppure dire, ironico, «il mio compleanno è vicino, però stavolta non desidero macchine», alludendo all'anno scorso, proprio qui, quando si lasciò sfuggire di volere in regalo la Red Bull e venne bacchettato da Montezemolo. Già, il presidente che da lontano, però fa festa, «sono molto felice di rivedere la Ferrari sul podio».

Però non ditelo a Mattiacci.

La sua filosofia è ormai chiara: fino a quando la macchina non sarà uscita dalla melma, non si dovrà far festa per dei risultati frutto di circostanze, al massimo serviranno per puntellare il morale e andare avanti. «Alonso ha fatto una gara fenomenale, Kimi (6°, ndr ) una corsa estremamente importante per noi» sottolinea infatti, «ma l'aspetto che conta è la reazione della squadra dopo un sabato estremamente infelice. E poi io non sono qui per sperare nel clima o in eventi particolari per puntare al podio o alla vittoria. Sono qui perché c'è un gran lavoro da fare».