La Rossa e Seb "codardo". Una strana coppia vuole sbancare anche Shanghai

La Ferrari in prima fila. Pole n° 63 per Hamilton Vettel critico: "Io timoroso in frenata". Kimi 4°

Innanzitutto un paio di osservazioni. La prima: l'anno scorso sarebbe stato un millesimo in meno. Cioè Vettel e la Ferrari si sarebbero scomodamente posizionate in seconda fila, terzo tempo, dietro di un millesimo al duo Mercedes e non, come ieri, davanti di uno a Valtteri Bottas e accanto a poleman Hamilton. Perché nel 2016 c'era anche la dea bendata a tifare contro il Cavallino, cosa sottolineata da Marchionne stesso. La seconda osservazione è più umana: la via crucis affrontata da Seb Vettel lungo tutto il disgraziato 2016 e le bacchettate natalizie di Marchionne («il suo rendimento non ha riflesso le qualità del pilota...») l'hanno cambiato, rendendolo un pilota, talvolta, di un'umiltà imbarazzante. A Shanghai, dopo un giro spettacolare, prova ne sia che compagno Raikkonen si è fermato in quarta piazza a quasi 3 decimi dal tedesco, Seb ha detto cose che un pilota non ammetterebbe mai: «Forse sono stato un po' codardo, titubante in staccata all'ultima curva, avrei potuto frenare più tardi». Risultato: la Ferrari si ritrova oggi non solo un'auto molto competitiva, ma un Vettel più forte, solido, maturo. Anche se permane il dubbio che ha sempre accompagnato la sua carriera: quello di essere un grandissimo che non riesce a guidare oltre i limiti dell'auto.

Ma in questo momento chissenefrega. Tanto più che se fosse vero, vorrebbe dire che la Rossa scodellata da Mattia Binotto e i suoi uomini made in Italy è davvero perfetta. Perché questo serve per dare la spallata definitiva alla Mercedes passata nell'arco di una manciata di gare da due a una punta: Hamilton. Tanto più che il dibattito è aperto: i 186 millesimi di vantaggio sulla SF70-H che hanno consegnato a Lewis la pole numero 63 (a due da recordman Senna) sono frutto del piede dell'inglese (lui, sì, notoriamente capace di guidare oltre i limiti della propria monoposto) o sono il regalo residuo del magico bottone del settaggio potenza che trasforma le Mercedes nel Q3? Dato che la Ferrari ha in Vettel un quasi Hamilton e un quasi bottone magico rispetto alle auto tedesche, la risposta sta nel mezzo, fifty fifty. Quello è il divario ancora da limare in qualifica. In gara, invece, il divario è stato annullato. Già la scorsa stagione nel pieno del Gp le prestazioni della Rossa avvicinavano quelle della Mercedes. Ora è un dato assodato. Nella scommessa invernale tra progetto a passo lungo (Mercedes) e corto (Ferrari) per ora il tavolo verde premia Maranello.

Ma come ben noto, la F1 è un quasi sport, per cui non si gioca solo in qualifica e non si gioca solo in gara, bensì anche fuori, nelle segrete stanze. Nel Circus hanno sempre edulcorato tutto chiamandoli cicli: ciclo Ferrari-Schumacher, ciclo Red Bull-Vettel, ciclo Mercedes-Hamilton-Rosberg. La sensazione è invece sempre stata un'altra: che i cicli fossero e siano accompagnati da una certa benevolenza tecnica di chi le regole deve farle rispettare. A giudicare dalle parole acide e preoccupate di uno che di benevolenza tecnica ha ampiamente campato, il boss Red Bull Helmut Marko, forse siamo alle porte di un nuovo ciclo. L'austriaco, dopo che alla vigilia di Melbourne una richiesta di chiarimento della Rossa aveva costretto il suo team e la Mercedes a rivedere le sospensioni, ha tuonato: «Pressione Ferrari sulla Fia...».

Nello sport sarebbe cosa sgradevole, in un quasi sport come la F1 fa parte del gioco. A volte purtroppo. A volte per fortuna. Che stavolta sia per fortuna?