S'accende la Lanterna, si spegne la Lazio. Pure il Genoa ferma la corsa di Inzaghi

Ko a San Siro e adesso in casa. Fallito l'allungo Champions

Roma - L'occasione era ghiotta: allungare su Inter e Roma e tentare la prima fuga nella lunga volata Champions. Oltre che mettere alle spalle la doppia serata di Milano, con le polemiche per il gol di mano di Cutrone in campionato e la delusione per lo scialbo (e pericoloso per il match di ritorno) pareggio di Coppa. Ma la notte della Lazio sembra stregata pur giocando in periodo di Carnevale e non di Halloween. Tanto che il ko rimediato tre anni esatti dopo (ed era sempre un lunedì) l'ultimo colpo del Genoa all'Olimpico - rigore di Perotti, ora sull'altra sponda della Capitale - è figlio di una gara nata male e finita peggio, con una corsa per i posti d'élite della prossima Europa che torna a essere più che mai aperta. E i biancocelesti sabato avranno il duro esame di Napoli.

Il pari agguantato con un tocco liftato di Parolo non è bastato a evitare la sconfitta, già nell'aria dopo la cavalcata vincente di Laxalt, resa vana dal Var che smaschera il tocco dell'uruguaiano. Peccato che nel recupero il centrocampista colpisca stavolta in maniera regolare, punendo una Lazio mai così sottotono negli ultimi mesi.

È il Genoa degli ex con il dente avvelenato, da Pandev - fischiatissimo dal pubblico di fede laziale - al Ballardini il cui passaggio sulla panchina biancoceleste si ricorda per la vittoria su Mourinho in Supercoppa ma anche per una serie di risultati negativi fino all'esonero. Il macedone timbra il cartellino, approfittando di una svarione difensivo dei padroni di casa e aprendo la strada al successo dei suoi, il tecnico si prende una bella rivincita facendo un bel passo in avanti in chiave salvezza.

Manca Milinkovic-Savic, l'elemento biancoceleste più appetito sul mercato, manca capitan Lulic. Assenze alla fine pesanti per Inzaghi: la fantasia del serbo sarebbe stato il grimaldello giusto per aprire le strette maglie genoani. Ma anche il tecnico ci mette del suo: con Murgia titolare a centrocampo e un Luis Alberto e Leiva - più preoccupato di evitare il cartellino che gli farebbe saltare la sfida di Napoli - in serata no, la Lazio non si accende mai. Gli ingressi di Nani e Felipe Anderson, a supporto di un Immobile spento, sono tardivi e non risollevano la squadra, mai veramente capace di impensierire Perin se non con un diagonale del centravanti quasi sui titoli di coda. Alla Lazio, oltre alla fantasia, manca anche la grinta e forse un po' di condizione fisica. Il Genoa - in piena emergenza con 5 titolari fuori per infortunio - si rintana bene nella propria metà campo, confermando il trend dell'era Ballardini (prima di ieri un solo gol incassato in cinque trasferte) e in generale della stagione (appena 7 reti subite in 12 viaggi lontano da Marassi). Rare le ripartenze di Pandev e Galabinov. Una di queste, gela l'Olimpico dopo 10 minuti della ripresa. Parolo, servito da Caceres, si traveste da Immobile trovando l'angolino giusto 4 minuti dopo. Ma al 92' Laxalt regala un successo pesante al Genoa. Giusto così e Lazio bloccata nel momento in cui poteva scappare. La strada per la Champions è ancora lunga.