Se Ogbonna bianconero non scalda il Toro

Alla ricerca dello spirito granata che non c'è più. I tifosi infuriati fermarono Meroni e Lentini. Ora se ne infischiano

Torino - Non è più tempo di rivoluzioni. Semmai, distacco misto a rassegnazione. Il che è forse peggio, per chi è abituato a tifare Toro. Fatto sta che il probabile - quasi certo - passaggio di Angelo Ogbonna dalla casa granata a quella juventina non scatena passioni. I tifosi bianconeri aspettano il top player in attacco e del resto più o meno se ne infischiano, pur sapendo che la squadra va rinforzata in tutti i reparti per potersi sentire davvero all'altezza delle big europee. Quelli del Toro invece osservano e stop, al massimo si arrabbiano sul web: di recente hanno già dovuto digerire il divorzio non consensuale da Rolando Bianchi, arrivato a fine contratto e scaricato da Ventura senza che Cairo mettesse bocca, adesso assistono al distacco da quello che fino all'anno scorso era l'Angelo di casa nel frattempo diventato un giocatore come tutti gli altri. Da vedere traslocare persino sul pianerottolo degli odiati 'cugini' senza che il tutto provochi la rabbia provata in altre occasioni, nonostante il buon Ogbonna sia cresciuto nel settore giovanile di casa: vero che non c'è più il mitico Filadelfia - sempre prossimo alla rinascita, ma intanto sono passati anni da quando è stato assurdamente demolito - però da sempre il popolo granata era abituato a sentirsi morire quando un proprio 'ex bimbo' lasciava il dolce focolare. Invece, stavolta, la delusione non fa rima con rabbia: si critica Cairo («piuttosto che darlo alla Juve, lo vendo al Milan», aveva ribadito non troppo tempo fa) come si fa ormai da anni, ci si rassegna al fatto che 'ormai il vero Toro non c'è più' e si va avanti.

Via il capitano, via anche il suo vice: se non è record, poco ci manca al termine di una stagione da neopromossa che avrebbe dovuto essere celebrata e che invece è finita comunque in mezzo alle critiche. Ogbonna alla Juve - per una decina di milioni cash più la metà del cartellino di Ciro Immobile, valutata cinque - vale un'alzata di spalle e la solita litania di improperi: nulla però al confronto delle sollevazioni popolari che avevano accompagnato i possibili trasferimenti (poi saltati) di Meroni e Lentini, i due 'Gigi' granata per antonomasia per i quali il popolo si era autoconvocato.

Così, l'affare andrà in porto senza troppi squilli e senza che ci siano reali difficoltà economiche a legittimarne l'ineluttabilità come era accaduto per Fusi e Balzaretti. E se anche Pessotto e Jarni avevano cambiato sponda sotto la Mole, certo non erano prodotti di casa così come non lo era Aldo Serena, diventato bianconero da granata ma essendo giocatore di proprietà dell'Inter. «Sta a lui decidere - ha detto nei giorni scorsi Luca Fusi - ma certo sarebbe bello se scegliesse di rimanere dov'è». Così non sarà, né si può colpevolizzare un ragazzo di 25 anni che ama Torino preferendola a Milano o Napoli. Sono i tempi che cambiano, tutto qua: la Juve offre garanzie e contratti che il Toro manco si sogna, Cairo deve fare business provando a non indebolire la squadra e i tifosi si adeguino.
Nel frattempo, oggi la Juve sarà a Madrid per annusare da vicino il Real e la possibilità di portare Higuain in riva al Po: scaldarsi e affannarsi per il Pipita si può.